NON È MAI RESO L’ULTIMO RESPIRO

Pensando che tanto è tutto inutile, che ogni parola è già stata fissata e decisa, che i patti sono ormai inscindibili, non facciamo che permettere alle mani che dirigono il mondo di sciacquarci via come la schiuma dalla lametta, come un retrogusto irritante che si nasconde con le spezie. La reazione che l’organismo cui (a volte a malincuore) apparteniamo oppone per annientare le nostre provocazioni non può mai essere davvero efficace se non lo permettiamo. Noi siamo l’unico vero antidoto alla nostra malattia dell’inanità cui invece abitualmente ci arrendiamo, come a scansare il senso di colpevolezza sotto il tappeto, credendoci incapaci di stringere nel pugno gli strumenti di combattimento. Forse questi arnesi appaiono irraggiungibili, lontani dalla nostra portata, o smisurati per le nostre minuscole mani, e ci limitiamo a vagheggiarli da rassicurante distanza, temendo quasi di poterci ferire col solo desiderio. La rivoluzione è troppo affilata per poterci concedere a completa sua disposizione, e troppo spesso risulta pressoché impossibile radunare un numero anche solo scarsamente sufficiente per riempire un corteo, una piazzetta, un loft, un monolocale. Mentre chi davvero rischia la recisione della libertà vive in altre latitudini e sfida senza troppe rassicurazioni la lama del potere, il rimbalzo della ferocia. Sa che presto o tardi, ma senza dubbio, qualcuno affonderà la sua carne sottoterra, e non è un impedimento, bensì la spinta al contrattacco.
Ma sapere di non aver scampo e permettersi l’alternativa a dover lottare per essere liberi, come se vi fosse davvero un’alternativa nascosta sotto il tappeto, sono due condizioni opposte che neanche riescono a vedersi, tanto è il fumo dei lacrimogeni nel vuoto di mare che le separa.

Scontri a Teheran

Scontri a Teheran

POMERIGGIO SFRONTATO

Mi accorgo di me fermo immobile nel pomeriggio, a scontare ancora le stranezze che la vita ci spedisce in tasca senza possibilità alcuna di cancellarci l’indirizzo dalla pelle e scucirci la predestinazione dal taschino. Un diluvio di nuvole decora nel cielo l’onda di un rammarico, non aver approfittato prima delle ore a disposizione e aver ordinato alle mani la litania delle faccende di casa. Quando, invece, c’è di sicuro qualcuno che mi avrebbe schiaffeggiato ed insultato, perché le reclusioni che non ho mai saggiato logorano anche le pazienze più genuflesse. Magari, a loro sembrerò sfrontato: come una vergogna che si legge anche dietro le motivazioni e l’ovvietà di una libertà rivendicata, anche a spendere la gran parte della giornata nell’accanimento di un’abitudine, benché superflua. Tuttavia un’abrasione che s’addentra a fondo si produce, non lo  nego, e sono io il primo a slabbrarne i contorni e spiarne le spire di lipidi e livori che s’intersecano laggiù, dove nasce ogni inclinazione. Forse, sarebbe il caso che cancellassi da me ogni vergogna…

IO PIUTTOSTO

IO PIUTTOSTO

tu li consideri buchi neri
io piuttosto galassie cieche
che accettano avventure
nel vortice degli ordini
sventando doveri e meteore
senza immunità, nudi al vento
che scheggia i pianeti

ma in fondo non sono che
occhi, imbuti per minuzie
che sfrecciano davanti al naso
per la carezza dello specchiarsi
nelle tue pupille

SEDIAMOCI A NOSTRO AGIO

Quando il sapore della propria vita cambia acidità, nella sfoglia della pelle che seminiamo lungo la strada ci lasciamo indietro anche quei dispiaceri che abbiamo chiesto infinite volte di cancellare dal diario, come insignificanti indigestioni. Invochiamo un colpo di spugna deciso, che ci recuperi anni e giornate, ormai purtroppo incenerite dal tempo, ma se il vento cambia direzione il respiro sfatica e le nuove missioni appaiono spavaldamente affrontabili. Ora, ci chiediamo se tutto si disegnerà definitivamente come speriamo, se le chiavi che ci si affidano in mano saranno perpetui segnali di una fiducia che il destino ci accorda. Aspettiamo prima di soffiare via i timori, ma almeno ci sediamo più a nostro agio, tra amici e confidenti, a chiederci spiegazioni su come interpretare gli stenti del passato. Fortunatamente, gli occhi non sono vuoti, ci sono tutti coloro che meritano sguardi, lei per prima, uno spiraglio di fresco nell’afa strangolata dei doveri, le dita a contarmi i successi, le buone nuove, le prove eluse e bruciate dietro le spalle. Ora, ordiniamo agli ostacoli di farsi da parte.

MIOPIE…

Sarà un problema di vista, oppure?… Vagavo in rete e mi sono imbattuto nei due siti di Sinistra e Libertà e di Rifondazione Comunista. In alto a sinistra, dove si inizia a leggere, nella home page di SeL, trovo il link alla pagina “Programma”; nel sito dei rifondaroli ancora non riesco a trovare la stessa dicitura. Ma che? quelli di sinistra, quelli veri, con le palle d’acciaio, non hanno bisogno di un progetto di governo?… Basta dire “Siamo di sinistra”, e per incantesimo si risolvono i problemi? Solitamente, per mia diffidenza contadina, se uno mi rovescia addosso troppe parole e pochi fatti concreti, scritti, tendo a non fidarmi…

http://www.sinistraeliberta.it/

http://www.rifondazione.it/

POLITICA INTELLIGENTE (!!!)

Se volete gustarvi un po’ d’intelligenza nell’agone politico (merce rara, al giorno d’oggi), vi consiglio:
http://www.daverioperpenati.it/
Buone letture!

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