26 Febbraio, 2008 a 10:50 am · Archiviato in Poesia
Ecco un piccolo reperto archeologico che spero vi piacerà:

sóffiati i capelli con quel phon iroso
scarta ogni scorciatoia
mi raccomando, rifugiati nella nostalgia
impreca, è giusto, contro
gli inganni friabili che sorreggono
la faticosa inclinazione
di un mondo vivo per miracolo
affondando lo sguardo giù
tra i fumi e le perle d’umido
convocate sul pavimento
scovi un po’ di polvere scampata
all’enumerazione delle maledizioni
ma non avverti che scompare la voce
che finora s’affacciava sul paesaggio
scompare il sorriso che asciugava la pioggia
faresti forse meglio a contenere il respiro
nel limbo dello stomaco aspettando
provviste ed abbracci e anche
un uovo a sorpresa
25 Febbraio, 2008 a 6:32 pm · Archiviato in Appuntamenti, Discussione
Sto finendo di leggere Digiunare, divorare di Anita Desai, di cui parleremo al prossimo incontro di Abbracci di culture a Tolentino mercoledì 12 Marzo alle 18.30 (un pò di pubblicità non guasta mai…) e, nella seconda parte del libro, sono stato scaraventato di fronte ad un’America distorta e inquietante degna del video di Black Hole Sun dei Soundgarden… chi l’ha visto, rabbrividirà insieme a me…

19 Febbraio, 2008 a 11:30 pm · Archiviato in Narrativa
Me ne rendo conto soltanto quando un attimo abbasso il volume dei giorni e sveglio i ricordi che assopiscono lungo il ciglio delle esasperazioni quotidiane. Esserepostpunk: forse una tipica sensazione per chi, già una ventina d’anni fa, ha accettato di vivere, di consolarsi della noia della provincia deprimente e devolvere le proprie forze alle panche unte delle piccole, sempre più sparute osterie borgatare. Ma io: sono arrivato quando già il punk si era dissolto e miscelato nell’ultima cartina, e mi sono abbronzato alla luce ciancicata delle cassette registrate da vinili sbreccati. Il massimo del lo-fi, il massimo dell’artigianalità della rabbia. Un ordigno fatto in casa, amorevolmente, senza cedimenti né diminuzioni di volume. Al limite, le palpebre che non stanno su quando, alle quattro del mattino, il vino non imbocca più la via della gola e credi sia meglio farsi una dormita con i Clash nelle cuffiette. Ma niente meno di questo.
Dopo quindici anni: the law won, la cresta si è spenta arrendendosi alla calvizie ed il velluto dei pantaloni accetta il rigore delle coste, morbide e vetero-comuniste, ma purtroppo maleodoranti di sconfitta. Resta solo la notte appenna accennata, quando ancora qualche conformista ubriaco di circostanza sgrulla le sue grida retoricamente dejà-enténdues. Soltanto l’ultimo pezzo, che mi seduce le orecchie dalla playlist estesa grazie al PC, un estraneo che accompagna per mano la mia insonnia e poi mi consiglia prudentemente di coricare ogni nostalgia ed aspettare rinnovate bufere.
19 Febbraio, 2008 a 10:48 pm · Archiviato in Poesia
Mi sembra giusto instaurare una tradizione. Credo nei piccoli riti quotidiani. Quindi, vi lascio quello che mi è scaturito ieri sera, durante l’incontro bisettimanale della Tribù dalle pupille ardenti, il gruppo di amanti della poesia che si riunisce a Macerata per discutere della propria esperienza del mondo attraverso le parole.

L’argomento di questa volta era “I SENSI”. Naturalmente, non è che un abbozzo, c’è da lavorarci su, ma spero che vi piacerà:
ho conosciuto mani invecchiate
nell’intervallo di sfida
una tenda spessa che chiude
al giorno che frigola fuori
smarrito tra le dita il gusto
di delinearmi in luce
e nel buio delle onde residue
che incidono ancora la stanza
represso la rarità delle idee
nelle macchie degli occhi
…
no
respinto all’orlo
ogni scampolo
tagliato lungo il tratto
della cecità
sebbene la lacrima tenti
sulla strada pietrosa
discendente nell’ansia
boschiva di un sonno tremato
rapinato a colmo del vuoto
16 Febbraio, 2008 a 8:38 am · Archiviato in Poesia
dovessi perdere l’angolo
d’allaccio all’asfalto
fosse rapido sfumare
nello specchio di nebbia
a fondo discesa
si presenterebbe
a lato d’occhio
il pericolo
che s’imbosca muto
nei perimetri ostili
di orti condominiali
a compagnia delle muffe
nei trucioli di tempo
che il giorno ci scarta
fosse agile il salto
in abbracci amplificati
in parole scrollate
dai termosifoni
un passo dietro l’altro
su intimi marciapiedi
15 Febbraio, 2008 a 6:38 pm · Archiviato in Discussione
In questa giornata di
M’illumino di meno, esco per un momento dal silenzio energetico per una piccola considerazione. La poesia spesso nasce nel buio, quando chiudiamo gli occhi e ci raccogliamo da terra, setacciando le parole per trovare l’espressione che meglio ci disegna. La poesia si nutre del buio, delle forze cieche che rovistano in fondo allo stomaco, di quella nota profonda che ci richiama a noi stessi, all’essenza primigenia di corpo ed energia vitale.
Il mondo però ha dimenticato il buio, lo temiamo sempre di più, non ne accettiamo il mistero, pensando che sia meglio, che sia meno inquietante dimenticare le luci accese in ogni stanza di casa, cosicché non si possa rimanere intrappolati dall’oscurità. Rischiando così però di non poter più girare l’interruttore, domani, quando tramonterà il respiro del pianeta.
Torno ad immergermi in questa vasca cieca, senza lampadine, che è la mia stanzetta. Per pensare con lentezza, senza ansie, con le persiane serrate che mi allontanino i lampioni. Spero che anche voi facciate lo stesso.