Archivio per Febbraio, 2008
CONSIGLI PER IL DÌ DI FESTA
Ecco un piccolo reperto archeologico che spero vi piacerà:
sóffiati i capelli con quel phon iroso
scarta ogni scorciatoia
mi raccomando, rifugiati nella nostalgia
impreca, è giusto, contro
gli inganni friabili che sorreggono
la faticosa inclinazione
di un mondo vivo per miracolo
affondando lo sguardo giù
tra i fumi e le perle d’umido
convocate sul pavimento
scovi un po’ di polvere scampata
all’enumerazione delle maledizioni
ma non avverti che scompare la voce
che finora s’affacciava sul paesaggio
scompare il sorriso che asciugava la pioggia
faresti forse meglio a contenere il respiro
nel limbo dello stomaco aspettando
provviste ed abbracci e anche
un uovo a sorpresa
ESSEREPOSTPUNK
NELLA RARITÀ DELLE IDEE
Mi sembra giusto instaurare una tradizione. Credo nei piccoli riti quotidiani. Quindi, vi lascio quello che mi è scaturito ieri sera, durante l’incontro bisettimanale della Tribù dalle pupille ardenti, il gruppo di amanti della poesia che si riunisce a Macerata per discutere della propria esperienza del mondo attraverso le parole.
L’argomento di questa volta era “I SENSI”. Naturalmente, non è che un abbozzo, c’è da lavorarci su, ma spero che vi piacerà:
ho conosciuto mani invecchiate
nell’intervallo di sfida
una tenda spessa che chiude
al giorno che frigola fuori
smarrito tra le dita il gusto
di delinearmi in luce
e nel buio delle onde residue
che incidono ancora la stanza
represso la rarità delle idee
nelle macchie degli occhi
…
no
respinto all’orlo
ogni scampolo
tagliato lungo il tratto
della cecità
sebbene la lacrima tenti
sulla strada pietrosa
discendente nell’ansia
boschiva di un sonno tremato
rapinato a colmo del vuoto
FOSSE AGILE IL SALTO
dovessi perdere l’angolo
d’allaccio all’asfalto
fosse rapido sfumare
nello specchio di nebbia
a fondo discesa
si presenterebbe
a lato d’occhio
il pericolo
che s’imbosca muto
nei perimetri ostili
di orti condominiali
a compagnia delle muffe
nei trucioli di tempo
che il giorno ci scarta
fosse agile il salto
in abbracci amplificati
in parole scrollate
dai termosifoni
un passo dietro l’altro
su intimi marciapiedi
UN’OCCASIONE SPRECATA…
IERI ALLA BIBLIOTECA FILELFICA SI PARLAVA DI… (1)
Ieri pomeriggio, alla Biblioteca Filelfica di Tolentino si è tenuto il secondo incontro del laboratorio “I libri per l’isola deserta – Abbracci di culture” in cui si è parlato di Neve, romanzo del premio Nobel turco Orhan Pamuk. Vista la scottante attualità dello spunto narrativo che dà il via al racconto (la protesta fino al suicidio delle studentesse universitarie turche che si rifiutano di togliere il velo per poter entrare all’università), il dibattito sul libro è stato acceso e vivace.
I numerosi partecipanti al gruppo di lettura critica hanno raccontato ognuno la propria esperienza del libro, sia sul piano della storia narrata che su quello dello stile narrativo complesso ed anche diverso dalla tipologia di scrittura cui siamo abituati. Pamuk infatti, dopo la sperimentazione di soluzioni narrative d’impianto naturalistico dei primi romanzi, abbraccia il canone postmodernista e ci dona proprio con Neve un esempio ben congegnato di ambiguo e raffinato miscuglio di realtà e fiction, attraverso una testimonianza cronografica dello svolgimento dei fatti (precisa al minuto) che cozza con la fissità esasperante e bellissima della neve che cade lenta, oppure grazie all’entrata in scena in prima persona del narratore Orhan (immagine riflessa dell’autore fin nei dettagli, eppure entità separata dallo stesso). Infine, e forse questo risulta l’espediente più “artificiale” e geniale del romanzo, il risibile colpo di Stato messo in atto da due noti attori, che nasce e muore sul palcoscenico durante due rappresentazioni teatrali, trasmesse alla TV per gli spettatori della storia.
Ma, oltre che di analisi del testo, si è discusso molto delle differenze e delle estreme somiglianze tra Islam e Cristianesimo, tra due modi esclusivi di vedere il mondo, tra due fedi perfette che non accettano né da una parte la colonizzazione e la degenerazione, né dall’altra una supposta infiltrazione nelle crepe di una credenza che ormai scricchiola. Pamuk nel libro ci racconta un islamismo catartico, che serve a chi si professi fedele ad Allah per sentirsi parte di un organismo, di una comunità, che spesso sconfina nell’orgoglio nazionalistico (infatti, Blu, uno dei personaggi principali del romanzo, rimprovera a Ka, il poeta protagonista e fulcro della narrazione, di essere non tanto un ateo, bensì un europeo, un amico degli occidentali che ad essi si è venduto e in tal modo snaturato). Infatti, il pericolo più temuto è rappresentato proprio dallo scivolamento nell’ateismo causato dalla concentrazione su desideri diversi da quello preminente di servire Allah (Kadife, la ragazza col velo, diviene infatti l’oggetto del desiderio di tutti nella sua veste di dono di Dio in terra, ma con la sua bellezza rischia di far sminuire quel riflesso della divinità che dovrebbe essere il suo maggior pregio).
Impossibile comunque raccontare tutti gli argomenti che sono stati toccati durante la chiacchierata volata via in un’ora e mezza senza che nessuno se ne sia accorto.
Dopo il successo di Neve, a Tolentino, il 12 Marzo, sempre alle 18.30, ci aspetta Digiunare, divorare di Anita Desai, notissima ed apprezzata scrittrice indiana, che spero vorrete leggere e venire a discuterne insieme a noi.



