Archivio per Novembre, 2008

SEMPLICE QUESTIONE

La questione è semplice e non esige neanche troppi giri di parole: io cosa sto a fare qui? semplicemente, a rigare il fondo del pomeriggio tentando di erodere frammenti e scaglie che nutrano l’imbarazzo della fame e delle promesse? oppure ad accanirmi nello sfondamento, nel frantumare a piccole crepe la fortezza che avvolge l’equilibrio tanto desiderato?
Sono domande che duplicano loro stesse, echeggiando come impliciti rimproveri senza che, a tentoni, nel buio che rende sorda la gola, riesca ad afferrare la leva del freno, sbarrandomi l’uscita dall’alienazione a cui mi costringo per non impazzire. Se poi guardo i suoi occhi, non posso che consolarmi del calore quieto che in ogni momento mi si ripromette tra le sue braccia, ed in quel momento i nodi si sciolgono dal pettine permettendomi addirittura schegge di sorrisi.
Nel cielo, a tratti, s’intravede un chiarore tondo e scabro ma così seducente che non può che salvarmi dalle incrostazioni della notte, anzi ne sento sulla lingua il sapore e ne succhio un breve ed ebbro istante di silenzio e pace.

ISTRUZIONI PER L’USO

Ma che? sembra proprio che apra bocca e le dia vento, che permetta ai miei denti di filtrare l’aria e tesserne le molecole fino ad imbastire una follia di senso compiuto, un’idea che si avvita fino ad annegare in se stessa scomparendo nella nebbia neurale di queste mattine di novembre.
Ma sì! sembra proprio così, dalle scaglie di dubbio da cui sono costretto a separarmi si legge chiaramente, come un oracolo, che la chiave è precipitata nel pozzo artesiano, dove non si arriva neanche ad afferrarne l’eco, non si puo’ quindi che inventarne un calco approssimativo e schiavare con quello la lacrima che ravviva l’ora lavorativa.
Ma beh… una spinta nel vuoto che ci percuota ogni sicurezza e ci permetta l’instabile felicità del rovello… non che il sapore che lascia sulle dita sia spiacevole da succhiare, come quando la nutella ci avvince inesorabile per le dita e noi non siamo che automi di sghemba fattura. Sebbene l’aria che ci staffila nella caduta sia un tatuaggio alla pelle che ustiona e non si riassorbe.

¿QUE VIVA OBAMA?

Se credi che l’esito sia sempre chiaro e scontato, ti sbagli di grosso, e non devi che dissaldare i veli che t’avvolgono occhi ed orecchie, svicolando i proclama intrisi di vacuità.
Ogni segno che sagomi sul calendario riconquista dignità appena lavato nel dubbio caustico, nella crepa di certezze che però sorregge la volta. Non basta che venga tolto di tra le pietre il desiderio portante, a configgere propositi futuri, occorre una solida palla di cannone che sbrecci le difese e incendi la fortezza. Poi, dietro, la fanteria espugnerà il resto.

News in USA

INDIANA JONES

Quando si torna alle carezze felpate del tepore familiare, dopo lunghe passeggiate attutite da foglie fradicie di pioggia, lungo monotonie milanesi, si trabocca di un’euforia che conchiude la smagata malinconia che facilmente imprigiona, e tutto risale su per il dirupo in cui era precipitato. Come un Indiana Jones testardo, tenace, aggrappato all’ultimo ciuffo d’erba, ci si afferra alle dita che tornano a delinearci il bordo appena rasato delle labbra, e si rimonta in sella nella penombra di una cena assemblata con una cura semplice e artigiana, una combinazione pura che non inebria palato e stomaco ma che svela gli occhi troppo ripieni di smog. La valigia è già disfatta, queste pareti morbide ed accoglienti come cotone, la porta sigilla dentro la quiete che assolutamente non deve evaporare.