31 Dicembre 2008 a 11:46 · Archiviato in Poesia
Dopo tanto tempo, di nuovo un po’ di poesia:
è uno stato impassibile
che percuote però a forza viva
e annette la minima reazione
convoglia sulla frattura
ogni peso dei sorrisi di compassione
non si cura una piaga
senza una cicatrice ammissibile
31 Dicembre 2008 a 11:40 · Archiviato in Chiacchiere da bar
Marco pensa che il desiderio di vivere sia più forte del buonsenso di sopravvivenza (almeno, per lui…).
10 Dicembre 2008 a 15:44 · Archiviato in Chiacchiere da bar
Il tempo scorre ed io non riesco a stare al passo. Il mio è un affanno di zampogna otturata, mentre si possono apprezzare intorno splendidi solfeggi di passi, di cadenze quasi militari nella loro possente fermezza, a volte leggiadramente sicuri e piantati a terra come colonne solide della loro incrollabilità.
Non è lamento né sfogo, piuttosto pura constatazione lucida, pacata e anche un po’ patetica se volete, ma il respiro prende queste forme qui, senza che si possa influire, modellare la desolata consapevolezza.
Tuttavia, è come permettere alla caffettiera di esprimere più liberamente il vapore eccedente: dopo l’irruento sbotto iniziale, lentamente tutto si ricompone nella normalità, un fischio quasi non più udibile, un sollievo che promette almeno una sottile quanto necessaria tregua.
Ma poi, nella caffettiera, ci sarà almeno qualcosa che valga la pena di assaggiare?
1 Dicembre 2008 a 13:22 · Archiviato in Narrativa
Tra due minuti chiederò al mio corpo di riempirsi di sugheri, anche se non avrò completato la decompressione di cui avevo assolutamente bisogno. A volte, credo ferventemente alla crudeltà di quell’altro io che mi si aggira nell’angolo destro dell’occhio destro, proprio là dove diventa impossibile cavarlo via come un moscerino. Mi sbaglierò, ma non vedo altra soluzione che accecarmi volontariamente e così evitare di desiderare la tortura d’altri. Anche se non sono proprio sicuro che questo sia un peccato capitale.