Archivio per Febbraio, 2009

FUTURISMI DEL SABATO SERA – RITRATTO IN VELOCITÀ

Serata per il futurismo

Serata per il futurismo

Un atrio ritardante di chiacchiere che preludono allo scoppiettio sonoro di nove, dico nove, poeti della modernità che salutano, omaggiano, ingaggiano il futuro ormai passato da cent’anni per rivivere una serata che programma lanci di ortaggi e dileggi di pubbliche e storiche e tipografate poesie futuriste.

Antonio Sommella

Antonio Sommella

Parte arrembante Antonio Sommella, voce stentorea e barba fascinosa, ad inanellare mots français marinettiane, una valanga di idee nomate Manifèste. S’intreccia poi con Alberto Fiastrelli che esplode in un roboante incidente poetico-stradale in dérapages onomatopeici sinusoidi e spericolati. Sopraggiunge e lo scalza Renata Morresi che modula Majakovskij in un’invettiva che sugge dalla barba dei contemporanei la loro staticità deprecata a favore dello slancio nell’ignoto e seducente domani. Immediatamente dopo compare Marco Di Pasquale ad avverare chimismi lirici di Ardengo Soffici e lamentele meccaniche di Luciano Folgore e Farfa, futuristi di seconda e terza onda.

Valerio Marconi

Valerio Marconi

Si inserisce impetuoso Valerio Marconi, giovanissimo e molto promettente, che ci immobilizza alla sedia con  la scoppiettante lettura di un componimento proprio e di un Palazzeschi che si presta all’interpretazione divertente e divertita del nostro.
Si innesta nella serie Lara Lucaccioni che riprende il signor Palazzeschi e conclude con una propria poesia che, partendo da un paesaggio visionario tipicamente futurista, arriva a una critica politica e sociale al periodo attuale.
Prosegue Simone Romagnoli,  che ci diverte coi propri scritti, ironici, surreali e dal finale che ti lascia sempre stupefatto, che passa, poi, la palla infuocata a Gianluca Del Papa, che ci incanta coi suoi giuochi verbali acuti e profondi, proponendoci una lettura piena della sua impetuosa smisurata capelluta fisicità.

Gianluca Del Papa

Gianluca Del Papa

Dulcis in fundo Sonia Tripletta, che ci conduce nel mondo delle invenzioni e dei neologismi di Clebnikov, tra le sue stratificazioni di senso e i suoi sperimentalismi.
La serata ha il suo ultimo fuoco d’artificio in una performance che vede tutti declamare contemporaneamente la poesia che meglio ha rappresentato ogni singola lettura: una babele futurista!

Futurismi

Futurismi

(croniche di Marco Di Pasquale e Lara Lucaccioni)

PRESENTAZIONE DI “SANGUE DI ROSA SCARLATTA” DI VITTORIO GRAZIOSI

Comune di Macerata
Associazione Onlus Nabat

sono lieti di invitarLa alla presentazione del libro
“Sangue di rosa scarlatta”

Sangue di rosa scarlatta

Sangue di rosa scarlatta

di
Vittorio Graziosi
interverranno
il presidente dell’Associazione ONLUS NABAT Elena Motuzenko
lo scultore Eugenio Derevyanko
la prof.ssa Antonella Montecchiari
coordina
Marco Di Pasquale

Venerdì 27 febbraio ore 17.30
Sala Beniamino Gigli –Teatro Lauro Rossi di Macerata

PUREZZA E SACRIFICIO

Lu bov' fint'

Lu bov' fint'

SENZA ALI E SENZA RETE

Un momento di pace, senza afrettati doveri da dipanare, sempre sul filo senza né tregua né piani di riserva. Neanche un ritaglio, seppur minuscolo e confuso col resto del fracasso di fondo. Sempre un movimento frenetico, scomposto che disarticola la felicità in frantumi dagli angoli che non combaciano,  e ferirsi le dita diventa un gioco troppo scoperto.
Neanche quando ci si imbosca e si pensa di non esser stati visti, si riesce a sentirsi sicuri e tranquilli, perché magari nel frattempo il vento ha cambiato direzione e gli occhi si sono annuvolati, le temperature inclementi slabbrano la ferita della malinconia e le gocce che cadono dagli occhi non sono necessariamente reazioni liquide all’inverno.
Ma, prima o poi la sosta si renderà necessaria, inevitabile, se non si vuole spezzare il bordo viscido su cui si tentenna ogni misero giorno, e si spiccherà il volo senza ali e senza rete, senza più lacci o trapezi da cui rischiare le ossa.
E allora sarà ancora spalancata la bocca, a gonfiare il panorama di parole e speranze e insaziabili risate.

SEMPRE LO STESSO CHIODO

Sotto la palude di doveri che s’inarca dalle mani al piacere, ti trovi spiazzato e stizzito, come un uovo fuori dalla cova, un ragno che osserva impotente le proprie tele disfatte dalla incontenibile violenza della scopa. Il respiro s’ingorga nella distrazione, facendosi impercettibile e insufficiente, mentre ogni arto coagula alla sedia, un pastoio di viscere ed intenti che hanno smarrito la direzione. Giovasse ancora lo strillo dei dolori di cui è cosparso il mondo, oppure l’ignobile eccedenza che contraddistingue le nostre quotidiane intersezioni: neppure un singhiozzo o un chiodo che s’incunei nella crepa a sfaldare la diga. Un cemento d’indifferenze che intrappola e addolora.

IN ABBRACCI ANGUSTI

La terza serata della Tribù era dedicata al nero, all’assenza di colore, di visione, quindi anche all’impossibilità di godere della multiformità del panorama di giorni, incontri, paesaggi che ogni giorno abbiamo la fortuna di osservare. La negazione di questo spettacolo è la morte, o quanto meno la limitazione della nostra libertà di essere degli attori su quel palcoscenico. Per moltissimi questo doloroso impedimento è ragione sufficiente per prendere definitivamente commiato da ciò che amiamo ed andarcene via, tornare ad essere una particella fusa al tutto, e sarebbe dovere di tutti noi permettere a chi lo desidera di esaudire i propri desideri.

IN ABBRACCI ANGUSTI

dialogando ne guardo
lo sprofondo della gola
ne traccio l’impreciso assaggio
ne faccio il sondaggio toccando
negando il sapore e la pece
di un pomeriggio di decubito

sotto le calze il pallore s’indovina
come già conosciuto altrove
in altri abbracci angusti
tra i marmi e le candele nuove

s’inchioda il futuro sotto l’impiantito
nel muro sarà serbato il calco
di un sorriso ormai serrato