L’AGENTE PATOGENO

Assolutamente devo tenere a freno la superbia, esercitare ogni muscolo a non esplodere, sebbene mi lusinghi il ruolo strisciante di agente patogeno, al servizio della mente che si accende motrice e spiega le ali planando a volo cerebrale. Mi contengo, anche se amo il mio lavoro, mi tronfio di un compito che svolgo spietatamente e inarrestabilmente, e mi appassiono alle scene strazianti di quei cerebri squagliati dalla Luce, sì, proprio con la maiuscola, che incide un solco di afasia nel quadrangolo quotidiano che inquarta e ci smarrisce il senno. Mi ha pervaso questo strabiliante luccichio di onnipotenza che frizza sottopelle e mi suppone arbitro del gusto, ad elargire sapori ed intuizioni che innalzino e sprofondino nelle vertigini della Verità.
Un agente segreto patogeno, al servizio sgusciante della Verità, a paga ridotta come d’uopo, ma lustro di gratificazioni lustrate da parata populista. Un futuro Presidente da scarrozzo per Viali della Vittoria, imperituto Imperatore del Monopoly.

7 Commenti »

  Fiastro wrote @

Nikon haiku

fronte al sole
il faggio si impresse
ombra sul display

  Marco Di Pasquale wrote @

è di maggio il tuo avvilito
lunario delle sventure
che tornano a schiudersi
col piacere a fior di ciglia
di un lembo di giorno
che allaga a valle
tu sottile e incagliato
a rimestare rottami

  Fiastro wrote @

quel graffio esasperato
interrompe l’impossibile incastro
di precetti usuali a piegare sostegni
e solo mano e sangue su grasso e ruggine
indicano la distanza del varco
nella corruzione dei toni
il disgusto per lacere fibre
e grattando via dolore
con straccio d’alpaca
ritrovarti a sputare bestemmie
come cerotti

  Marco Di Pasquale wrote @

una mano liscia il cofano
ma agli occhi lucidi di lontananza
non si può offire l’ipotesi
tutto deve accadere senza
minacce né esitazioni
l’umido della cera penetra
dietro ogni difesa apposta
a credersi inafferrati
negli inviti delle fessure
tutto può e deve accadere
non ne avanza alcun gemito

  Fiastro wrote @

un’insolita nonchalance cauterizzata
segue la goccia diafana
di una dimenticanza
come di un pianto già soffocato

desidera l’occhio umidore
già nel metallo e l’alone
dimenticare servirebbe la notturna tresca
e tutte le bozze che non vanno via
con la gioia in attesa stucchevole e fresca
o forse l’altra finta melanconia

ma l’opra non è completa
e già soffia la polvere del mattino

  Marco Di Pasquale wrote @

l’opera è sempre continua
nel gorgo che grida alle guide
smarrite nell’abbaglio degli anni
uno strato via l’altro ad assottigliare
le croste del vero e dell’ammissibile
nel limite si traduce uno stacco
dal mormorio a cadenza
a disinnescarci le unghie
dalla cornice degli abbracci

  Fiastro wrote @

e sieno parole a muovere il tempo
parole a molla
nella finitezza degli spazi


Il tuo commento

HTML-Tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <pre> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>