STRIDE UGUALE

Si torna alla Tribù per una serata dedicata al tema “esportare”, affrontato dalla prospettiva esistenziale (uso questo termine sebbene non mi piaccia affatto) ed universale, tralasciando per un momento le vicissitudini quotidiane per cui il problema principale è esporare più prodotti possibile, esportare metodi e sistemi ideologici, culturali, politico-economici. Si è tentato, con qualche difficoltà ma anche con molta densità, di comprendere la necessità dell’uomo di esportare, per poi decifrare quelli che sono gli atteggiamenti dominanti nella nostra cultura, ragionando su come il “fuori da sé” interessi, attragga e a volte condizioni talmente tanto da convincerci a potervici identificare.
Mare magnum in cui navigare con cautela, pagaiando tanto, magari qualche volta a vuoto, ma con la costanza e la dedizione della ricerca inesausta. In poche parole, sembra quasi che a volte si colpisca troppe volte lo stesso chiodo: Manuel Caprari ha infatti rimarcato l’eccessiva stanzialità su un unico argomento, raffrontandola con i numerosi spunti che si alternano in una discussione al di fuori del nido tribale. Io non mi sento del tutto d’accordo, poiché questo termine di paragone non contempla a mio parere la possibilità di concentrazione su un unico oggetto, opposta alla “pericolosa” ipertrofia contenutistica che si verifica nelle conversazioni quotidiane, facendo scivolare il confronto dialogico verso l’esposizione. L’esposizione, il porre in mostra numerosi “pezzi”, una moltitudine a volte disordinata di spunti che però tali restano, non temprati al fuoco della controversia, del contaddittorio animato. In termini telematici, un modo 2.0 di concepire il rapporto tra le individualità, un interfacciarsi di profili fb, una colata di post su blog che mal digeriscono il commento, l’emendatio, la correzione, la spallata del lettore (che dovrebbe essere) interattivo.
Alla Tribù io mi sono sentito di sottolineare la necessità di un equilibrio tra “esportare” ed “importare”, poiché, nell’eccesso di voler percepire noi stessi come specchio dell’agorà, della sua influenza sul coccio vuoto che è il soma trascinato quotidianamente, rischiamo di conformare la piazza, gli altri, l’Altro, al canone che noi di Esso abbiamo prefissato. L’individuo esiste, ed è giusto che esista, relazionandosi in maniera dinamica e rispettosa con la comunità, e non nascondendovisi dietro.
Lo spunto mi ha portato più lontano della motivazione iniziale, quindi mi riconduco al testo nato nel seminterrato tribale:

sono ormai perse le chiavi
per evitare lo spavento procurato
ad ogni avvento di millenni
da lune calve, dimezzate

ogni sabbia stride uguale sotto i denti
diversa la bestemmia, codice
senza più pietra d’angolo.

6 commenti»

  Maristella Angeli ha scritto @

Caro Marco,
argomento scottante!
Tra gli scrittori vedo molto desiderio di protagonismo e di primeggiare quasi la poesia fosse uno specchio sul quale imbellettarsi.
Fortunatamente conosco molti autori che “si mettono in gioco” positivamente, confrontandosi, studiando, crescendo proprio attraverso le critiche sui loro testi. Chi scrive per se stesso ha una prospettiva letteraria limitata. Chi pubblica ha una grande responsabilità: il rapporto diretto con dei lettori.
“Esportare” significa contribuire a significati fruibili di testi poetici che, indubbiamente, presuppongono condivisione, confronto, crescita.
Ciao!
Maristella

  Marco Di Pasquale ha scritto @

Grazie Maristella per il contributo, davvero gradito!
Comunque, la mia ipotesi non si applica soltanto alla poesia e ai poeti, altrimenti rischieremmo l’abituale egocentrismo che ci contraddistingue. Ogni forma dialogica ha troppo spesso l’esposizione come carattere precipuo, ma ci si dimentica di quelle belle e sane liti intellettuali che dovrebbero animare il dibattito!

  manuel ha scritto @

vengo chiamato in causa su una polemica che non ho aperto io e che mi appassiona pocopocopoco.
Volevo solo dire, visto che era venuto fuori il discorso, che i temi delle serate sono ampi, i due rischi (la dispersione da un lato, il girare intorno a un palo dall’altro) sono sempre in agguato, tutto qui.

  Marco Di Pasquale ha scritto @

Lo so, ma il tuo spunto mi ha risvegliato questa riflessione, che credo sia legittima. I rischi ci sono, ma non si può per il rischio di impantanarsi aggirare le acque pericolose.

  manuel ha scritto @

sono perfettamente d’accordo.

  Fiastro ha scritto @

Quale leggera e profonda apostrofe pone, forse travisata o troppo presto congedata dal suo doveroso ringraziamento, gentile tenutario di codesto blog che lei sì, non incatenato tra acume e sordità, al suo lettore concede interattività, il post prezioso di Maristella (oh, perché la sorte anche dei nomi s’avvale per instigare confusione?).
E’ così che a questo maschio contrapporsi dei dualismi, a schiere belligeranti, senza ahimè scagliare il giavellotto di un invettiva, resto nel pantano di una guerra di cui una tesi ha sì valenza precipua, ma son io disarmato di argomenti. Per me e quanti, nella modestia e nella timidezza di analogie sussurrate, alzo la bandiera bianca della FRUIBILITA’, rassegnato all’urto delle schiere che ne faranno quantomeno preda.


Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.