8 Luglio, 2008 a 3:23 pm · Archiviato in Discussione, Narrativa
A volte, proprio non riusciamo a metterci un freno e ci immaginiamo come un gorgo d’acqua che inesorabilmente si abbandona nelle profondità delle condutture, che ci strozzano dentro i muri di casa e ci espellono senza complimenti tra deiezioni di ogni storia.
In questi momenti, tutto sembra accelerarci i passi, le scivolate, le cadute a faccia avanti, e il ritmo delle quinte che intelaiano il nostro paesaggio si fa più serrato ed è inutile conficcare le unghie nei minuti che non vorremmo cedere per nulla al mondo.
In questa precaria testardaggine il respiro si fa insufficiente, e per poter bastare a noi stessi e alle gerarchie che ci frustano i garretti, ci affidiamo fiduciosi a capitalistiche iniezioni di ottimismo e alla fede dolcemente patetica in un futuro che non si costruisce ammassando blocchi in bilico di intenzioni velleitarie e di inconsistente durevolezza. Allora, l’afa di un disinganno, di una parola pronunciata da chi vuole spezzarci i polsi e saggiarci il costato, rischia di inchiodarci ad un inevitabile arresto dei pensieri, ad un prosciugamento inatteso e amareggiato di ogni minima fibra di forza.
E lì restiamo, asserragliati in un angolo quanto più possibile lontano dal clamore freddo della strada, del flusso ingarbugliato delle esistenze altrui, scostandocene più possibile, tanto da poter recuperare terreno e respiro. Quasi senza essere sottoposti ad incessanti imboscate, sebbene si tenga alta la guardia in attesa di un fiotto di luce maligna, di un taglio di parole ben assestate.
Costa molta fatica rigenerare il tessuto dei pensieri e riaccendere il circuito degli sguardi complici, tuttavia è l’unica chiave che apre su un nuovo passaggio segreto, per una passerella che conduce a nuovi paesaggi.
29 Giugno, 2008 a 4:36 pm · Archiviato in Discussione, Narrativa
Nell’affanno spesso del quotidiano una fessura a volte ci aiuta a non annodarci il respiro. E noi ci lavoriamo su, allarghiamo a graffi lo spiraglio, fino a farne sgorgare la luce, fino a vedervi dentro, a capire che di là c’è un nuovo paesaggio, un nuovo cammino da intraprendere.
Sto ancora cercando lo zaino giusto, il più capiente, e sto componendo i bagagli, selezionando l’essenziale da portare con me ed il superfluo da lasciare per strada. Ancora un po’ di pazienza per allargare il buco e uscir a riveder le stelle che si distendono sopra di noi.
20 Giugno, 2008 a 9:53 am · Archiviato in Discussione
Purtroppo, ancora per un po’ dovrò tenermi lontano da questa oasi di parole in cui poter godere di una sosta ristoratrice. Però vi ricordo che domani sera alle 23 in Piazza San Nicola a Tolentino, nell’ambito della Notte Bianca del Solstizio, ci sarà un reading di poesia interetnica intitolato “I versi del mondo”, con poesie di autori rappresentanti le diverse comunità immigrate a Tolentino, lette in italiano e lingua originale. Sarà anche l’occasione per festeggiare la chiusura del secondo ciclo del gruppo di lettura “I libri per l’isola deserta - Abbracci di culture” che come sapete ho tenuto durante l’inverno a Tolentino con il sostegno di persone speciali come Ombretta, Tiziana, Gigliola, Francesca e tanti altri, che non potrò mai ringraziare abbastanza per la loro passione e dedizione.
Vi aspetto quindi in piazza domani sera: se voleste altre informazioni su tutta la manifestazione le potete trovare sul sito del Comune di Tolentino.
A presto!!!
23 Maggio, 2008 a 10:06 am · Archiviato in Discussione
Chissà se le proprie parole non siano nella maggior parte dei casi dei puntelli alla materia che espande contro di noi. Ed io che vorrei che la materia sfondasse la palizzata, che la parola non fosse esercizio di superbia. Un volo sì, ma che atterri infine, e si sporchi gli artigli e le penne.
C’è rischio non solo nelle nostre, ma anche nelle parole altrui. Si rischia l’annullamento dell’umiltà, la presunzione del dire giusto, di essere assennati pittori, quando tu non desideri che farti voce di natura, grido dell’oggi che incombe su di noi: non modello bensì modellino, plastico in scala del cosmo quotidiano nella sua straziata bellezza e crudeltà.
22 Maggio, 2008 a 10:17 am · Archiviato in Discussione
Noi ci troviamo nella parola, vi navighiamo, la respiriamo fino ad esserne sazi. Ma spesso non siamo coscienti che essa è artificio, delimitazione afferrabile di oggetti e pensieri: che è arte. Artefatta e artigiana.
Tuttavia, se pure lo sapessimo, vorremmo continuare ad edificare l’artificio, l’edificio in cui amiamo vivere. E chi ne è consapevole, comprende questa necessità ormai neurale, fisiologica di essere avvolti di parola, e riproduce con la poesia il contesto, ciò che circonda il testo e dà ad esso significato solido, tangibile. Il pensiero senza la materia è vuoto, neanche aria che a noi, di solito, serve a vivere.
20 Maggio, 2008 a 8:51 am · Archiviato in Discussione
Visto che alla prima citazione non si è data risposta, stuzzichiamo la parola:
«Il teologo deve fare i conti con l’uomo contemporaneo - soprattutto co chi non vive in un luogo riservato o dove la pressione è minore: Ha di fronte un uomo che ha vuotato il calice del dolore e del dubbio e che deve la sua formazione più al nichilismo che alla Chiesa - tralasciamo per il momento di verificare quanto nichilismo si nasconda anche nelle Chiese.
« Quest’uomo ha perlopiù una personalità etica e spirituale poco articolata, quantunque si esprima con luoghi comuni convincenti. È vivace, intelligente, attivo, diffidente, privo di senso artistico, istintivamente denigratore di tipi e idee superiori, attento al proprio tornaconto, maniaco della sicurezza, facilmente influenzabile dagli slogan della propaganda di cui troppo spesso gli sfuggono i voltafaccia solitamente repentini; è nutrito di teorie filantropiche ma, se il prossimo o i vicini non si adeguano al suo sistema, è anche disposto a ricorrere a una violenza tremenda, che né il senso della giustizia né il diritto internazionale potranno arginare. Al tempo stess vive nell’incubo di essere perseguitato da potenze maligne fin nel profondo dei sogni; è poco incline al piacere e ha dimenticato persino che cosa sia la festa. D’altra parte dobbiamo dire che in tempo di pace egli gode dei conforti della tecnica che la durata media della vita è notevolmente aumentata, che il principio dell’uguaglianza è, sotto il profilo teorico, ammesso dappertutto, e che in certi punti della terra sono allo studio modelli di vita in cui l’estensione dell’agio a tutti i ceti sociali, la libertà individuale e la perfezione automatica raggiungeranno livelli mai conosciuti prima. Ma è impossibile che, giunta a termine l’era titanica della tecnica, questo stile di vita sia destinato a diffondersi. Cionondimeno, la vita dell’uomo non sfugge alla decadenza: da questo dipende il grigiore e il senso di disperazione caratteristici della sua esistenza, che in alcune città - o addirittura in alcune nazioni - si è incupita a tal punto da spegnere ogni sorriso e richiamare alla memoria un mondo di larve umane come quello che Kafka ha descritto nei suoi romanzi.
«Compito del teologo è di far presentire a quest’uomo, che pure gode di condizioni ottimali, ciò che gli è stato sottratto, e quali enormi forze ancora dimorino in lui. Teologo è chi mira più in alto della pura economia di sussistenza e conosce la scienza del superfluo, il mistero delle fonti inesauribili che sempre si trovano vicino a noi. Ai nostri occhi teologo è colui che sa - per esempio Sonja, la piccola prostituta che scopre in Raskol’nikov il tesoro dell’essere e lo sa riportare alla luce per lui. Il lettore intuisce che quei talenti non sono stati recuperati soltanto per la vita, ma anche per la trascendenza. È ciò che fa la grandezza del romanzo, e del resto l’intera opera di Dostoevskij ricorda un di quei frangiflutti contro i quali si polverizza l’eresia del tempo. Sono costruzioni che emergono più limpide dopo ogni catastrofe e nelle quali eccelle su tutte la penna degli scrittori russi».
(da Ernst Jünger, “Trattato del ribelle”, Adelphi)