13 Luglio, 2008 a 5:44 pm · Archiviato in Narrativa
Tirando tutti i fili di confine della nostra libertà, dibattendoci nella trama vischiosa che appccica su occhi e braccia, non facciamo che far scattare tutti gli allarmi e avvertire il padrone che il suo animaletto da compagnia tenta la fuga, s’illude di una scarcerazione inottenibile e allora si assicura che il giogo amplifichi il suo peso, che stenti il respiro alla povera bestia e lo stanchi fino a dissuaderlo da un’insistenza querula e irritante. Proprio perché ogni tentativo non si realizza che raramente, alla fine accade sempre che ci si rimetta accucciati a leccarsi i graffi dei ceppi, a disinfettare la delusione che cicatrizza lentamente e brucia di desideri irrealizzati.
8 Luglio, 2008 a 3:23 pm · Archiviato in Discussione, Narrativa
A volte, proprio non riusciamo a metterci un freno e ci immaginiamo come un gorgo d’acqua che inesorabilmente si abbandona nelle profondità delle condutture, che ci strozzano dentro i muri di casa e ci espellono senza complimenti tra deiezioni di ogni storia.
In questi momenti, tutto sembra accelerarci i passi, le scivolate, le cadute a faccia avanti, e il ritmo delle quinte che intelaiano il nostro paesaggio si fa più serrato ed è inutile conficcare le unghie nei minuti che non vorremmo cedere per nulla al mondo.
In questa precaria testardaggine il respiro si fa insufficiente, e per poter bastare a noi stessi e alle gerarchie che ci frustano i garretti, ci affidiamo fiduciosi a capitalistiche iniezioni di ottimismo e alla fede dolcemente patetica in un futuro che non si costruisce ammassando blocchi in bilico di intenzioni velleitarie e di inconsistente durevolezza. Allora, l’afa di un disinganno, di una parola pronunciata da chi vuole spezzarci i polsi e saggiarci il costato, rischia di inchiodarci ad un inevitabile arresto dei pensieri, ad un prosciugamento inatteso e amareggiato di ogni minima fibra di forza.
E lì restiamo, asserragliati in un angolo quanto più possibile lontano dal clamore freddo della strada, del flusso ingarbugliato delle esistenze altrui, scostandocene più possibile, tanto da poter recuperare terreno e respiro. Quasi senza essere sottoposti ad incessanti imboscate, sebbene si tenga alta la guardia in attesa di un fiotto di luce maligna, di un taglio di parole ben assestate.
Costa molta fatica rigenerare il tessuto dei pensieri e riaccendere il circuito degli sguardi complici, tuttavia è l’unica chiave che apre su un nuovo passaggio segreto, per una passerella che conduce a nuovi paesaggi.
29 Giugno, 2008 a 4:36 pm · Archiviato in Discussione, Narrativa
Nell’affanno spesso del quotidiano una fessura a volte ci aiuta a non annodarci il respiro. E noi ci lavoriamo su, allarghiamo a graffi lo spiraglio, fino a farne sgorgare la luce, fino a vedervi dentro, a capire che di là c’è un nuovo paesaggio, un nuovo cammino da intraprendere.
Sto ancora cercando lo zaino giusto, il più capiente, e sto componendo i bagagli, selezionando l’essenziale da portare con me ed il superfluo da lasciare per strada. Ancora un po’ di pazienza per allargare il buco e uscir a riveder le stelle che si distendono sopra di noi.
13 Maggio, 2008 a 8:47 am · Archiviato in Narrativa
Sono qui. Non esisto. Non esisto perché sono qui. Nella contrazione di giorni caramellati di sole. Sono qui testimone di nulla, fiato che dilata inutilmente. Raccolto di frumento marcio, senza speranza di farina, un pastoio di frivola pula. Un susseguirsi di rotazioni sul proprio asse, tautologiche, superflue. Non si può raccontare, al di là di ogni ragionevole sforzo, l’impercettibile asfissia che sega ogni secondo. Poiché sono qui. Poiché non esisto.
12 Maggio, 2008 a 3:17 pm · Archiviato in Discussione, Narrativa
Non è un semplice sfogo, e non è neanche un’accusa infondata. Non è un attacco premeditato che sfonda come un pugno dritto nello stomaco. La libertà di esprimere non un’opinione, bensì i risultati di un’indagine che, per quanto possa sembrare partigiana, ha i fondamenti della verosimiglianza, la libertà dicevo di esprimere anche il pensiero di una folta schiera bipartisan di persone, non elettori, non consumatori, ma persone che producono un pensiero, che assemblano vite stentatamente quotidiane, la libertà ripeto di parlare, di invocare, di denunciare, di rimproverare, di chiarire e rimestare il torbido che va assolutamente rimestato, la libertà che si afferma anche al di là delle distorsioni che si possono praticare della democrazia che non è più partecipazione di tutti, bensì imbrigliamento in regole che favoriscono coloro che si asservono al sistema, la libertà che si difende con le unghie e con i coltelli se le unghie non sono affilate.
Questo manca: la libertà di dissentire e di non accettare il sistema. E la parola è l’unico strumento che il bavaglio del potere vuole a tutti i costi imprigionare. Che sia parola di giornalista, poeta, intellettuale, scienziato, filosofo, critico d’arte. Purché sia parola che dice e non vela, costrutto che smantella e riedifica. Una nuova vita di idee e suggestioni, di dubbi e confronti, di labirinti traducibili da cui sia facile uscire con rinnovata energia e libertà. Sempre libertà.
28 Aprile, 2008 a 10:15 am · Archiviato in Narrativa
Quando ritrovi, sotto uno spesso strato di adesivi l’uno sull’altro, il volto del passato, ma non trascorso o scomparso, una tappa intermedia che non ha mai smesso il suo valore, il sorriso si allarga e le mani si stringono con altre mani, gli abbracci dimostrano che ancora esistono quei corpi, quegli sguardi complici e consolanti, quelle voci che hanno segnato le notti senza lampioni, al semplice segnale di una cicca di sigaretta. Una consistenza che spesso si disperde nelle multiple direzioni dell’ansia quotidiana, del guadagnarsi il respiro ora dopo ora, ma una consistenza che intesse i muscoli e tiene in piedi e che rammenta da dove proviene il timbro della rabbia, lo slancio della lotta.
E’ un’operazione archeologica che esige pazienza e tempo, quello che a volte ci si illude di non avere. Ma la tela del ragno necessita di acume geometrico e dedizione, lasciarsi rapire il respiro e sacrificare notti e salute in onore del futuro. Che è sempre al di là della linea sensuale dell’orizzonte.
