Archivio per Narrativa
29 Ottobre 2009 a 17:49 · Archiviato in Appuntamenti, Discussione, La Tribù dalle pupille ardenti, Narrativa, Poesia
La seconda serata della Tribù dalle pupille ardenti aveva un tema difficilissimo, “le verità”, su cui abbiamo discusso a lungo, tanto da non venirne a capo, come d’altronde è giusto che sia. Io, non essendo un grande sostenitore della Verità, e credendo fermamente, quasi fosse verità rivelata, che le molteplici verità che ci somministriamo non basteranno mai a contenere la Verità plenaria, quindi raschiamo il fondo il più possibile, certo, ma senza aspettarci di poterci inghiottire tutto il tesoro; io, dicevo, ho buttato giù questa esile parabola:
In principio era il suono, ed abitava a casa di dio: uno stanzino pulito a dovere, dove dalle finestre sbirciavano, e il suono ne sorrideva, ma amaro, senza calore.
Questo in principio. Ma poi la voce comparve, a disturbare il suono, a sollecitarne reazioni, ordirci del buono e del bello, a tracciare costellazioni e rebus manifesti, troppo. I segni s’accorparono nel libro, a cumuli giù dalle rotative.
A casa di dio non c’era più un soffio di spazio e, spazientito, ci sbotolò qua, bibliotecari con contratto a progetto.
27 Ottobre 2009 a 09:00 · Archiviato in Chiacchiere da bar, Narrativa, Poesia
Assolutamente devo tenere a freno la superbia, esercitare ogni muscolo a non esplodere, sebbene mi lusinghi il ruolo strisciante di agente patogeno, al servizio della mente che si accende motrice e spiega le ali planando a volo cerebrale. Mi contengo, anche se amo il mio lavoro, mi tronfio di un compito che svolgo spietatamente e inarrestabilmente, e mi appassiono alle scene strazianti di quei cerebri squagliati dalla Luce, sì, proprio con la maiuscola, che incide un solco di afasia nel quadrangolo quotidiano che inquarta e ci smarrisce il senno. Mi ha pervaso questo strabiliante luccichio di onnipotenza che frizza sottopelle e mi suppone arbitro del gusto, ad elargire sapori ed intuizioni che innalzino e sprofondino nelle vertigini della Verità.
Un agente segreto patogeno, al servizio sgusciante della Verità, a paga ridotta come d’uopo, ma lustro di gratificazioni lustrate da parata populista. Un futuro Presidente da scarrozzo per Viali della Vittoria, imperituto Imperatore del Monopoly.
21 Ottobre 2009 a 16:29 · Archiviato in Chiacchiere da bar, Critica, Discussione, Narrativa, Perigeo and contrassegnato da tag: parole, dibattito, Perigeo, radio linea, nobel, herta muller
Oggi “Perigeo” si avvicina a tematiche a me molto care, cioè l’internazionalità delle nostre abitudini editoriali. Ascoltateci su Radio Linea, come sempre intorno alle 18.15, e diteci la vostra!
Oggi “Perigeo – il giro del mondo in radio” ha voluto fare un piccolo esperimento, sulla scia di una riflessione post-Nobel. Ci siamo chiesti come mai quelli che sono grandi scrittori, riconosciuti addirittura con il premio letterario più importante al mondo, in Italia arrivano a malapena e sono semisconosciuti. Quest’anno è toccato a Herta Müller, scrittrice tedesca nata nella regione del Banato, annessa nel 1945 alla Romania e abitata da una piccola enclave germanica perseguitata nei decenni come minoranza etnica. La Müller riesce a sfuggire al regime comunista di Ceausescu ed ora vive in Germania, senza però aver dimenticato le sue origini e descrivendo nelle sue opere questa situazione. Molti i titoli importanti pubblicati in patria e all’estero, ma, cosa curiosa, in Italia sono usciti soltanto due romanzi, “In viaggio su una gamba sola” per Marsilio nel 1992 e “Il paese delle prugne verdi” per Keller nel 2008. La Müller si unisce ad illustri predecessori come la sudafricana Nadine Gordimer oppure il poeta caraibico Derek Walcott, o ancora l’indiano Naipaul e l’irlandese Seamus Heaney, portatori di culture che conosciamo poco e alla cui letteratura le nostre case editrici sembrano poco interessate. O almeno finché non arrivano al Nobel… Voi invece potete vantare scoperte lettararie che vi hanno piacevolmente stupito? Siete stati folgorati da un romanzo che pochi conoscevano e che poi avete spietatamente pubblicizzato con gli amici e i colleghi di lavoro?
19 Ottobre 2009 a 14:00 · Archiviato in Chiacchiere da bar, Critica, Discussione, Narrativa, Perigeo and contrassegnato da tag: dibattito, Perigeo, radio linea, malika bellaribi, algeria, nanterre, la bambina dai sandali bianchi, piemme, testimonianza, romanzo
Torniamo ai libri oggi alle 18.15 con “Perigeo – il giro del mondo in radio” sulle frequenze di Radio Linea.
Lo spazio di “Perigeo” di oggi è dedicato ai consigli di lettura, e vi parliamo infatti di un libro molto intenso pubblicato dalla casa editrice Piemme e scritto da Malika Bellaribi, nata in Francia da genitori algerini. “La bambina dai sandali bianchi” è la storia di Malika, che in arabo significa “regina” ma che sembra un nome inappropriato per la settima figlia di immigrati residenti nella bidonville parigina di Nanterre. La bambina cresce nel silenzio e nella violenza, senza un abbraccio o un moto d’affetto, ma tutto questo fino al suo quarto compleanno, quando la mamma inaspettatamente le regala un paio di sandaletti bianchi. Ed è per catturare un raggio di sole da far brillare sulle scarpe nuove che Malika si allontana ed esce in strada, dove purtroppo viene investita. Sarà l’inizio di un’odissea tra ospedali, operazioni, e soprattutto, il rancore e l’odio della famiglia. Ma sarà anche la scoperta di un mondo nuovo, fatto di medici e di persone amorevoli che si occupano di lei e le regalano affetto, in cui sboccia la speranza e la consapevolezza di poter sfuggire al proprio destino. Malika Bellaribi infine si riscatta tramite il canto e la musica e ce lo racconta con questo emozionante libro-testimonianza.
Malika Bellaribi, “La bambina dai sandali bianchi”, Piemme, pp. 236, € 15,50.
16 Ottobre 2009 a 14:00 · Archiviato in Appuntamenti, Critica, Discussione, Narrativa, Perigeo and contrassegnato da tag: speranze, dibattito, Perigeo, radio linea, francoforte, buchmesse, cina, polemiche, Hu Jia, Tsering Woeser, Liao Yiwu
Andiamo all’estero, a Francoforte, per un “Perigeo” un pò fuoriporta… Su Radio Linea, alle 18.15.
Oggi “Perigeo” vola a Francoforte per l’evento più importante dell’anno per editori ed appassionati di lettura: la Fiera del libro di Francoforte, che ha aperto i battenti martedì scorso a tutti coloro che vogliono conoscere tutte le novità librarie dell’anno. Ma ogni anno la Buchmesse sceglie anche un Paese ospite d’onore della manifestazione con le sue eccellenze culturali, cogliendo l’occasione per accendere il dibattito su temi cruciali quali la libertà di pensiero e il ruolo sociale e politico della letteratura. Quest’anno ci sono anche moltissime polemiche poiché l’ospite d’onore è la Cina, la quale ha preparato per la Fiera la bellezza di 450 eventi in cui la cultura e la letteratura cinese saranno presentate per la durata della fiera da circa 2000 autori, giornalisti e editori. Questi numeri sfarzosi nascondono, tuttavia, l’esclusione di una parte fondamentale della cultura nazionale, quella critica nei confronti del regime. Diversi tra gli scrittori cinesi più importanti, infatti, non potranno prendere parte alla manifestazione. Alcuni si trovano in prigione, come Hu Jia, arrestato nel 2008; altri, come la scrittrice e poetessa tibetana Tsering Woeser, sono sotto stretta sorveglianza. Ad altri ancora, tra cui allo scrittore e musicista Liao Yiwu, è stato impedito dalla polizia cinese di lasciare il Paese, nonostante un invito ufficiale alla Fiera. Le critiche delle associazioni umanitarie e le denunce di censura si contrappongono alla rivendicazione da parte degli organizzatori dell’importanza della cultura cinese nel panorama mondiale.
Mentre il dibattito rimane aperto, noi vi invitiamo ad approfondire le proposte della Fiera sul sito ufficiale www.buchmesse.de
1 Ottobre 2009 a 18:00 · Archiviato in Chiacchiere da bar, Discussione, Narrativa, Poesia and contrassegnato da tag: notte nera, giuramento, fede, fiducia, marea, ortodossia, trappola, maleficio, pastoie, sguardi fidati
A chiedersi un giuramento di fede si perde il ritmo della fiducia, e si chiude la paratia di fronte al ristoro che lo sciacquio del mare può offrirci nel gesto seppur impetuoso della marea d’inverno. La fede non s’arrotonda ad un dito, né costringe in un angolo, neppure assegna un luogo da scaldare e compiere un destino estraneo. Richiamandoci alle modalità rigide dell’ortodossia, la fede è come se ci incatramasse alla sua trappola di occhiate fiduciose, anelanti, e al tempo stesso si soddisfa della conferma di quel che ci impone con stizza da quando ci ha scoccato il maleficio. Pastoie a farci ansimare nel districo delle membra, ma la forza c’è di sgusciarne per poi cautelarsi da nuove lusinghe, eludere l’indagine di ogni parola impertinente. Non ci si giura, bensì ci si assicura gli uni agli altri, anche nel tuffo a precipizio, anche nell’approssimarsi dell’oscurità che incatena le certezze e ci consente soltanto un ormeggio di sguardi fidati.
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