Ieri pomeriggio, alla Biblioteca Filelfica di Tolentino si è tenuto il secondo incontro del laboratorio “I libri per l’isola deserta – Abbracci di culture” in cui si è parlato di Neve, romanzo del premio Nobel turco Orhan Pamuk. Vista la scottante attualità dello spunto narrativo che dà il via al racconto (la protesta fino al suicidio delle studentesse universitarie turche che si rifiutano di togliere il velo per poter entrare all’università), il dibattito sul libro è stato acceso e vivace.

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I numerosi partecipanti al gruppo di lettura critica hanno raccontato ognuno la propria esperienza del libro, sia sul piano della storia narrata che su quello dello stile narrativo complesso ed anche diverso dalla tipologia di scrittura cui siamo abituati. Pamuk infatti, dopo la sperimentazione di soluzioni narrative d’impianto naturalistico dei primi romanzi, abbraccia il canone postmodernista e ci dona proprio con Neve un esempio ben congegnato di ambiguo e raffinato miscuglio di realtà e fiction, attraverso una testimonianza cronografica dello svolgimento dei fatti (precisa al minuto) che cozza con la fissità esasperante e bellissima della neve che cade lenta, oppure grazie all’entrata in scena in prima persona del narratore Orhan (immagine riflessa dell’autore fin nei dettagli, eppure entità separata dallo stesso). Infine, e forse questo risulta l’espediente più “artificiale” e geniale del romanzo, il risibile colpo di Stato messo in atto da due noti attori, che nasce e muore sul palcoscenico durante due rappresentazioni teatrali, trasmesse alla TV per gli spettatori della storia.

Orhan Pamuk

Ma, oltre che di analisi del testo, si è discusso molto delle differenze e delle estreme somiglianze tra Islam e Cristianesimo, tra due modi esclusivi di vedere il mondo, tra due fedi perfette che non accettano né da una parte la colonizzazione e la degenerazione, né dall’altra una supposta infiltrazione nelle crepe di una credenza che ormai scricchiola. Pamuk nel libro ci racconta un islamismo catartico, che serve a chi si professi fedele ad Allah per sentirsi parte di un organismo, di una comunità, che spesso sconfina nell’orgoglio nazionalistico (infatti, Blu, uno dei personaggi principali del romanzo, rimprovera a Ka, il poeta protagonista e fulcro della narrazione, di essere non tanto un ateo, bensì un europeo, un amico degli occidentali che ad essi si è venduto e in tal modo snaturato). Infatti, il pericolo più temuto è rappresentato proprio dallo scivolamento nell’ateismo causato dalla concentrazione su desideri diversi da quello preminente di servire Allah (Kadife, la ragazza col velo, diviene infatti l’oggetto del desiderio di tutti nella sua veste di dono di Dio in terra, ma con la sua bellezza rischia di far sminuire quel riflesso della divinità che dovrebbe essere il suo maggior pregio).

Impossibile comunque raccontare tutti gli argomenti che sono stati toccati durante la chiacchierata volata via in un’ora e mezza senza che nessuno se ne sia accorto.

Dopo il successo di Neve, a Tolentino, il 12 Marzo, sempre alle 18.30, ci aspetta Digiunare, divorare di Anita Desai, notissima ed apprezzata scrittrice indiana, che spero vorrete leggere e venire a discuterne insieme a noi.