In questa giornata di M’illumino di meno, esco per un momento dal silenzio energetico per una piccola considerazione. La poesia spesso nasce nel buio, quando chiudiamo gli occhi e ci raccogliamo da terra, setacciando le parole per trovare l’espressione che meglio ci disegna. La poesia si nutre del buio, delle forze cieche che rovistano in fondo allo stomaco, di quella nota profonda che ci richiama a noi stessi, all’essenza primigenia di corpo ed energia vitale.
Il mondo però ha dimenticato il buio, lo temiamo sempre di più, non ne accettiamo il mistero, pensando che sia meglio, che sia meno inquietante dimenticare le luci accese in ogni stanza di casa, cosicché non si possa rimanere intrappolati dall’oscurità. Rischiando così però di non poter più girare l’interruttore, domani, quando tramonterà il respiro del pianeta.
Torno ad immergermi in questa vasca cieca, senza lampadine, che è la mia stanzetta. Per pensare con lentezza, senza ansie, con le persiane serrate che mi allontanino i lampioni. Spero che anche voi facciate lo stesso.
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