Questi giorni sono un pò particolari, hanno un particolare sapore disorientante, e riesco poco a concentrarmi su quello che faccio. Sarà che sono svaniti un pò troppi tasselli essenziali della mia vita concreta, e non sapere dove sedersi a riflettere, a chiacchierare o soltanto a stare serenamente zitti e godersi l’andirivieni del gatto su e giù per la casa…
Ma sto divagando e, a volte, non fa neanche troppo bene. Dicevo che la mia capacità di concentrazione ultimamente lascia un pò a desiderare, e non porto a termine così in fretta come vorrei tante piccole funzioni vitali.
Come leggere un libro che staziona sconsolato da troppi giorni sul comodino. E’ quello che sta succedendo a L’eroe della Manciuria di Richard Condon, ottimo romanzo di fantapolitica, talmente inquietante che, quando ne venne tratto un film, nel 1962, un anno prima dell’assassinio di JFK, alla morte del Presidente, il protagonista Frank Sinatra ne “acquistò” (leggasi sequestrò) tutte le pellicole in circolazione, sconvolto dalla profeticità della storia narrata.
E davvero la fiction ha delle stupefacenti analogie con la Storia: Condon narra le vicende di Raymond Shaw, ragazzo morbosamente introverso e mentalmente ingarbugliato che, catturato dai sovietici durante la guerra di Corea, viene condizionato ipnoticamente affinché si trasformi in un killer preciso e spietato, svincolato da ogni remora morale.
Una storia avvincente, sebbene alla luce dei progressi nel campo psicanalitico si possa facilmente confutare la possibilità di applicare le teorie di Condon, che s’impone all’attenzione del lettore anche per la maestria dello scrittore nel dosare in maniera a volte ardita ricerca psicologica, straniamento e destabilizzazione del punto di vista, iperboli tipiche dei romanzetti western da due soldi e solide ed avvolgenti descrizioni dei personaggi da gareggiare con Hugo o Tolstoj. Certo, non un romanzo perfetto, ma stuzzicante anche per la tematica, e per la spregiudicatezza con cui Condon ci racconta un’America nient’affatto perfetta e moralista, puritana, faro della democrazia che il maccartismo voleva dare a bere al resto del mondo.
Eppure, nonostante questo, ancora non mi trovo a poco più di metà del libro: per la cronaca, la “macchina per uccidere” Raymond si è appena messa in moto, finora l’autore ha costruito un ampio e particolareggiato preambolo in cui delinea i caratteri dei protagonisti, e forse è per questo che sto un pò al palo.
Spero che qualcun altro abbia voglia di leggere questo romanzo e che poi mi racconti la sua esperienza.

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