Quando ritrovi, sotto uno spesso strato di adesivi l’uno sull’altro, il volto del passato, ma non trascorso o scomparso, una tappa intermedia che non ha mai smesso il suo valore, il sorriso si allarga e le mani si stringono con altre mani, gli abbracci dimostrano che ancora esistono quei corpi, quegli sguardi complici e consolanti, quelle voci che hanno segnato le notti senza lampioni, al semplice segnale di una cicca di sigaretta. Una consistenza che spesso si disperde nelle multiple direzioni dell’ansia quotidiana, del guadagnarsi il respiro ora dopo ora, ma una consistenza che intesse i muscoli e tiene in piedi e che rammenta da dove proviene il timbro della rabbia, lo slancio della lotta.
E’ un’operazione archeologica che esige pazienza e tempo, quello che a volte ci si illude di non avere. Ma la tela del ragno necessita di acume geometrico e dedizione, lasciarsi rapire il respiro e sacrificare notti e salute in onore del futuro. Che è sempre al di là della linea sensuale dell’orizzonte.

Orizzonte

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