Visto che alla prima citazione non si è data risposta, stuzzichiamo la parola:

«Il teologo deve fare i conti con l’uomo contemporaneo – soprattutto co chi non vive in un luogo riservato o dove la pressione è minore: Ha di fronte un uomo che ha vuotato il calice del dolore e del dubbio e che deve la sua formazione più al nichilismo che alla Chiesa – tralasciamo per il momento di verificare quanto nichilismo si nasconda anche nelle Chiese.
« Quest’uomo ha perlopiù una personalità etica e spirituale poco articolata, quantunque si esprima con luoghi comuni convincenti. È vivace, intelligente, attivo, diffidente, privo di senso artistico, istintivamente denigratore di tipi e idee superiori, attento al proprio tornaconto, maniaco della sicurezza, facilmente influenzabile dagli slogan della propaganda di cui troppo spesso gli sfuggono i voltafaccia solitamente repentini; è nutrito di teorie filantropiche ma, se il prossimo o i vicini non si adeguano al suo sistema, è anche disposto a ricorrere a una violenza tremenda, che né il senso della giustizia né il diritto internazionale potranno arginare. Al tempo stess vive nell’incubo di essere perseguitato da potenze maligne fin nel profondo dei sogni; è poco incline al piacere e ha dimenticato persino che cosa sia la festa. D’altra parte dobbiamo dire che in tempo di pace egli gode dei conforti della tecnica che la durata media della vita è notevolmente aumentata, che il principio dell’uguaglianza è, sotto il profilo teorico, ammesso dappertutto, e che in certi punti della terra sono allo studio modelli di vita in cui l’estensione dell’agio a tutti i ceti sociali, la libertà individuale e la perfezione automatica raggiungeranno livelli mai conosciuti prima. Ma è impossibile che, giunta a termine l’era titanica della tecnica, questo stile di vita sia destinato a diffondersi. Cionondimeno, la vita dell’uomo non sfugge alla decadenza: da questo dipende il grigiore e il senso di disperazione caratteristici della sua esistenza, che in alcune città – o addirittura in alcune nazioni – si è incupita a tal punto da spegnere ogni sorriso e richiamare alla memoria un mondo di larve umane come quello che Kafka ha descritto nei suoi romanzi.
«Compito del teologo è di far presentire a quest’uomo, che pure gode di condizioni ottimali, ciò che gli è stato sottratto, e quali enormi forze ancora dimorino in lui. Teologo è chi mira più in alto della pura economia di sussistenza e conosce la scienza del superfluo, il mistero delle fonti inesauribili che sempre si trovano vicino a noi. Ai nostri occhi teologo è colui che sa – per esempio Sonja, la piccola prostituta che scopre in Raskol’nikov il tesoro dell’essere e lo sa riportare alla luce per lui. Il lettore intuisce che quei talenti non sono stati recuperati soltanto per la vita, ma anche per la trascendenza. È ciò che fa la grandezza del romanzo, e del resto l’intera opera di Dostoevskij ricorda un di quei frangiflutti contro i quali si polverizza l’eresia del tempo. Sono costruzioni che emergono più limpide dopo ogni catastrofe e nelle quali eccelle su tutte la penna degli scrittori russi».

(da Ernst Jünger, “Trattato del ribelle”, Adelphi)

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