Chissà se le proprie parole non siano nella maggior parte dei casi dei puntelli alla materia che espande contro di noi. Ed io che vorrei che la materia sfondasse la palizzata, che la parola non fosse esercizio di superbia. Un volo sì, ma che atterri infine, e si sporchi gli artigli e le penne.
C’è rischio non solo nelle nostre, ma anche nelle parole altrui. Si rischia l’annullamento dell’umiltà, la presunzione del dire giusto, di essere assennati pittori, quando tu non desideri che farti voce di natura, grido dell’oggi che incombe su di noi: non modello bensì modellino, plastico in scala del cosmo quotidiano nella sua straziata bellezza e crudeltà.

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