Quando la musica fascia il pomeriggio e un ritaglio di ricordi sfiora lento e riporta a galla una piega distratta di pomeriggi estivi; in quel preciso spigolo di vita si rifugia riposo tanto progettato e steso per i quattro lati come una coperta troppo corta ma comunque lenitrice. Infine, le mani cautamente s’avvicinano, sentendosi libere di intrecciare morbidi dialoghi digitali, sull’epidermide infuocata il desiderio incubato dietro la superficie, giù nel segreto pulsante più geloso. Un mosaico di sguardi che si colgono come frutti accesi, una sete che si spegnerà nel calare delle ombre.

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