e se da domani la piega torna quella usuale, e la vita si storce in gomiti che strozzano le rappacificazioni, le partite a carte, le genealogie pigre srotolate sulla soglia di casa
se ciò che temi accadrà ti esplode sopra, inondandoti di rimorsi da palpebre esauste, da attrazioni infantili che ti hanno raggirato, tu cosa fai? afferrato all’esile contorno di una speranza, ti issa a galla la perseveranza muta, il morso della paura che strizza e affila l’urlo
le ore risaccano incessanti nella loro crudeltà inanimata, e il fango si solidifica al sole appena sfocia dall’acqua del mare, mentre tu sputi via i frammenti di un tuffo impigliatosi alla bocca

e se da domani i tuffi s’interrompono e le grinze alle mani si fanno più cave, più ruvide d’incomprensione
tu salinizzato siedi alla scrivania
e non rotei neanche le dita sulla pagina
l’acqua non ti assolverà di nuovo
neanche avrai lacrime
per disperderti e scomparire

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