Chi raccoglie di solito le nostre affumicate proteste quando guardiamo di lato, torcendo ogni quiete alla nostra muscolare irrequietezza, e spazziamo ogni curva di collina, quando spianiamo la fatica allacciandoci la fortuna al collo in attesa di risoluzioni di pace?
Chi guarda dal basso o dall’alto la richiesta cifrata d’affetto che non puo’ che consistere in un unico, irrigidito scorcio delle labbra?
Chi ruota sul nostro infelice, prostrato confine toccandoci il respiro e avanzandone soltanto uno straccio, da aggiungere alla collezione di rifiuti e chincaglierie sonanti?
Chi ci marcisce la speranza in attesa che dall’umido nasca erba o ramoscelli o cardi gonfi di colore?

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