Quando si torna alle carezze felpate del tepore familiare, dopo lunghe passeggiate attutite da foglie fradicie di pioggia, lungo monotonie milanesi, si trabocca di un’euforia che conchiude la smagata malinconia che facilmente imprigiona, e tutto risale su per il dirupo in cui era precipitato. Come un Indiana Jones testardo, tenace, aggrappato all’ultimo ciuffo d’erba, ci si afferra alle dita che tornano a delinearci il bordo appena rasato delle labbra, e si rimonta in sella nella penombra di una cena assemblata con una cura semplice e artigiana, una combinazione pura che non inebria palato e stomaco ma che svela gli occhi troppo ripieni di smog. La valigia è già disfatta, queste pareti morbide ed accoglienti come cotone, la porta sigilla dentro la quiete che assolutamente non deve evaporare.

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