Ma che? sembra proprio che apra bocca e le dia vento, che permetta ai miei denti di filtrare l’aria e tesserne le molecole fino ad imbastire una follia di senso compiuto, un’idea che si avvita fino ad annegare in se stessa scomparendo nella nebbia neurale di queste mattine di novembre.
Ma sì! sembra proprio così, dalle scaglie di dubbio da cui sono costretto a separarmi si legge chiaramente, come un oracolo, che la chiave è precipitata nel pozzo artesiano, dove non si arriva neanche ad afferrarne l’eco, non si puo’ quindi che inventarne un calco approssimativo e schiavare con quello la lacrima che ravviva l’ora lavorativa.
Ma beh… una spinta nel vuoto che ci percuota ogni sicurezza e ci permetta l’instabile felicità del rovello… non che il sapore che lascia sulle dita sia spiacevole da succhiare, come quando la nutella ci avvince inesorabile per le dita e noi non siamo che automi di sghemba fattura. Sebbene l’aria che ci staffila nella caduta sia un tatuaggio alla pelle che ustiona e non si riassorbe.

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