Il tempo scorre ed io non riesco a stare al passo. Il mio è un affanno di zampogna otturata, mentre si possono apprezzare intorno splendidi solfeggi di passi, di cadenze quasi militari nella loro possente fermezza, a volte leggiadramente sicuri e piantati a terra come colonne solide della loro incrollabilità.
Non è lamento né sfogo, piuttosto pura constatazione lucida, pacata e anche un po’ patetica se volete, ma il respiro prende queste forme qui, senza che si possa influire, modellare la desolata consapevolezza.
Tuttavia, è come permettere alla caffettiera di esprimere più liberamente il vapore eccedente: dopo l’irruento sbotto iniziale, lentamente tutto si ricompone nella normalità, un fischio quasi non più udibile, un sollievo che promette almeno una sottile quanto necessaria tregua.
Ma poi, nella caffettiera, ci sarà almeno qualcosa che valga la pena di assaggiare?

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