Lunedì sera, alla Tribù, per quell’ironia feroce che spesso ci mette seriamente in difficoltà, si è  discusso di indifferenza. Io, che ho da sempre un’avversione biologica a questo sentimento, ho calcato un pò la mano sulla deriva che le nostre comunità stanno vivendo, lo sgretolamento anche del puro senso di specie che ci sta disgiungendo gli uni dagli altri. Ma ho anche ricordato che alcune persone, grazie anche all’aiuto di “buoni maestri”, vivono la “normalità” della sensibilità verso gli altri, spinti non dall’esigenza interiore di “appagarsi” del bene fatto agli altri, bensì dalla volontà di ristabilire un equilibrio tra sé e gli altri, di aiutare chi non ha più quello che dovrebbe avere. Un profondo senso di giustizia e umanità.

AL TUO PREDETTO SOSPIRO

alla luce del ballo involontario
si spegne il pugno e t’irretisco
nell’istante ancora muto si vacilla
il pallore guadagna un nesso
al tuo predetto sospiro
ora mi ritiro perché m’infosco
dei nervi tirati, delle travi
dei nodi ancora vivi
ora non mi guardate, getto via
il volto nell’acqua spalancata
chi dragherà i giorni cercherà
attenuanti e respiri piani
ad addormentarci sulla soglia

* * * * * * *

ma se non ti parlo
non ti sento neanche più
ho eliminato ogni pagina
delle tue carezze smarrite qui
rimaste asciutte a souvenir

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