Quello che stupisce è la disinvoltura con cui a volte affrontiamo il dipanarsi dei giorni e il cumulo di anni che ci gettiamo alle spalle, ma poi, d’un tratto, senza motivi apparenti o anche impliciti, ci ritroviamo la barba bianca, un taglio grigio delle borse sotto gli occhi, la pelle che male si appiglia alle braccia. Solitamente siamo più disposti a rilevare negli altri queste mutazioni, quasi che sperimentassimo fuori dal nostro corpo ciò che presto dovremo subire anche noi, e quando accadrà, dovremo essere pronti ad accettare. Io ho cominciato a prepararmi, sebbene una certa inquietudine faccia capolino da dietro l’osservazione pacata, scientifica delle grinze che i  conoscenti con qualche anno in più di me cominciano a indossare. Non che non abbia avuto modo di iniziare un percorso di acquisizione di consapevolezza, grazie alla calvizie che già mi impensieriva in tarda adolescenza. Ma spesso non ci convinciamo dello scorrere del tempo finché non lo vediamo nei volti familiari, nelle persone che incontriamo ogni giorno e che scopriamo improvvisamente che hanno scavalcato un traguardo, scivolando accidentalmente lungo l’erta dell’età. Forse, avendo notato ultimamente in alcune persone a me vicine questo increscioso inciampo, inizio a risentire dei miei ancora pochi anni sulle spalle, e già conto alla rovescia, in attesa vigile dell’imboscata che mi attende.

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