Sì, ora lo faccio, rientro nei ranghi scegliendo di battere la quotidianità palmo a palmo, tralasciando l’opposizione alle lusinghe della stanchezza e del silenzio che ogni giorno si consuma un brandello del mio sguardo. Il deflusso ordinato dell’esistere ci disillude dalla gloria e ci ricolloca nell’incastro adeguato, anche se si sente persistente un’esitazione, una carezza all’idea di poter impugnare il flusso dell’elettricità cosmica a dirigerlo a nostro piacimento.
Tuttavia, sì, è anche onesto che io ritiri le unghie e mi accontenti nel cantuccio ombroso che mi sono riservato in un’ansa fresca, e che mi permetta una sosta dal processo, che mi chiami ingranaggio sfasato, una macchia sfocata che nessuno pulisce dal parabrezza.

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