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Riflessioni sportive a “Perigeo – il giro del mondo in radio” (Radio Linea, h. 18.15).

Probabilmente, nonostante momenti poco piacevoli come le scaramucce di domenica tra il calciatore interista Balotelli ed il pubblico di Verona, il mondo dello sport diverrà l’ambiente ideale in cui sperimentare una vera integrazione tra diverse culture, grazie all’ingresso dei “nuovi italiani” nelle squadre italiane e nelle nazionali delle diverse discipline. Resta irrisolto il nodo con alcune frange delle tifoserie che ancora elevano cori razzisti all’indirizzo degli atleti di colore, ma prima o poi anche loro dovranno ricredersi sulla fedeltà alla maglia e alla bandiera di questi italiani di seconda generazione (come d’altronde è capitato ai calciatori francesi di origine africana, oppure con campioni storici del baseball italoamericani come Joe Di Maggio). In Italia, i campioni del futuro si chiamano Stefania Okaka (pallavolista della Yamamay Busto Arsizio, in A1), oppure Ousmane Gueye, cestista della Tezenis Verona; per non parlare del primo nazionale di calcio di pelle nera, Joseph Dayo Oshadogan, che esordì nel 1996 con l’under 21 di Cesare Maldini, o del mito del basket Carlton Myers, alfiere italiano alle Olimpiadi di Sidney 2000, o Fiona May ed Andrew How, ormai divenuti volti noti della pubblicità televisiva. Campioni di ieri e di oggi che legano la propria carriera ai nostri colori nazionali, ad una Patria acquisita ma profondamente amata.

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