L’ottava serata della Tribù si è svolta nell’incessante, speleologica ricerca degli abissi della natura delle cose. Tema ostico per tutti, da Platone a Lucrezio, da Heidegger a Jonathan Demme: figurarsi per noi. Tutti hanno delineato una traccia su cui poter proseguire nell’investigazione, ma forse dimenticando che forse la vida es sueño e le cose opalescenti illusioni che a volte siamo certi di toccare, e a volte no…

“… me lo racconti come fossi
un bambino di cinque anni…”
(Denzel Washington in Philadelphia)

quando mi hanno detto che
avevo un quid che non si scorda
speravo prima o poi di dissonare
e decantare fino a trasparenza
in un’assenza o due tutti avrebbero
dimenticato, negato e rifiatato
a scacciare anidridi e collere

nella prima era ero stato virus, poi
alito che al terzo turno era sconfitto
respinto nei bordi delle mattonelle
impazzite per eccesso di fulmineità
delle lingue e degli umani gesti

concediamo inchino arreso
all’autovelox, ma giù le mani
dagli anni che avanziamo

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