Stavo qui, a fissare i vuoti arieggiati tra le nuvole, che mi sono accorto dei circoli che le cose facevano pervase dal vento, scontrandosi e provandosi la consistenza. Io non potevo che fissare, recluso dal vetro, mentre le ruote ruotavano sotto la mia auto, con intensità illecita, abbreviandomi l’ansia che si maschera di certezze mai davvero sottoscritte, anche se sarebbe confortante e ossigenante, ma non per ora, non può essere, magari incrociando cosce e sguardi, chiamando a piene parole l’amore che sosta nelle pause tra un giorno ed il successivo, dove ciò che cammina al di là dei vetri ti penetra i pensieri e non scampi, nulla da fare con le lame che l’inverno porta con sé, e poche considerazioni da assemblare come meglio digeribili, ed ora neanche ho fame e mi scosto dalla tavola e dal cuscino a sfiatare sfortune in eccesso.

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