Ieri sera effettivamente, nonostante le mie ferme convinzioni, ho compreso che l’uno, quello che dovrebbe inghiottirsi ogni diversificazione che insiste nel tutto (inteso come giustapposizione, e non compenetrazione, di ogni cosa), è ancora molto lontano, se si continua a credere che soltanto nel distacco non si provi dolore, e quindi si abbia la necessaria serenità per conoscere e quindi amare (nel senso occidentale del termine, quello possessivo, non quello compassionevole che comporta una comprensione ma non un’identificazione, non so se mi sono spiegato). Tuttavia, il cammino è sempre aperto davanti ai nostri scarponi, quindi incamminiamoci, anche per cercare quelle nuove forme che mi facciano dimenticare il morboso attaccamento a quello che leggerete di seguito:

ti hanno spinto sotto le unghie
nel broglio di luci sotto palpebra
dove è chiesta l’oscillazione
ed il periodo propizio per la chiarezza
gli occhi ne hanno gradito l’odore
che si scorge a volte a molecole
lente, al termine delle frotte
di giorni di passo, disossati dall’inverno
poi ti hanno velato e stretto di volume
forzando direzione e chiarimenti
non si poteva fare altrimenti, protestavano
svociandosi come cani sotto lussuria
ti hanno infine donato all’incuria
scambiata in moneta molteplice
ma ormai di freddo valore