Dopo aver saltato un appuntamento della Tribù, rieccomi per parlare de “La dolce vita”. Un tema che ha naturalmente debordato dal solco felliniano e si è incanalato in una discussione sulle gioie della giovinezza che, proprio perché sappiamo che ci sfugge dalle mani senza rimedio, cerchiamo di colmare di piaceri e di sensazioni sublimi. Il confine tra adolescenza e maturità (cioè, il momento della ragione e quindi della continenza, anche eccessivamente coercitiva) comincia però nella nostra civiltà a spostarsi pericolosamente in avanti, rendendoci tutti ragazzi di età variabile, scoprendo proprio per questo il rapporto conflittuale che abbiamo con il tempo e col nostro naturale deperimento. Ovviamente, anch’io soffro violentemente lo strappo che ogni mattina si produce con il giorno precedente, che mi fa masticare amaro e mi fa sentire, anche se ancora distante, l’approssimarsi del buio; ma questo non m’impedisce di affrontare con lucidità e, spero, con coraggio la prova, ben consapevole che tanto “alla fine tutti avremo / due metri di terreno” (F. Guccini).

salici in groppa con un fiato
da debiti, affondaci gli speroni
dove ticchetta la goccia
ogni ritmo deve raddoppiare
se non vuoi soffrire l’umido
scamparne i passi traditori

alla tappa di serraglio sai che sorbirai
deliquio di after dinner e sigari d’occasione
libando quel che mai ti eri concesso
ma ti mancherà la trama d’insieme
ammesso che il cor non sia già
melma per pensieri venturi

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