Siamo arrivati anche lunedì scorso in alta quota, dove la scarsità di ossigeno ci tronca ogni parola, quando ormai non ci sono altri metri da scalare e l’alternativa è lasciarsi ghermire dal vuoto che sprofonda sotto gli scarponi. Sì, il futuro, oltre al banale ottimismo del domani che ci attende, è anche il dopodomani che non ci apparterrà, perché saremo ormai passivi alle mascelle dei vermi, deglutiti nei ricordi della progenie e magari qualche parola che in vento non spolvererà via… sempre che non accada come in “Noi non ci saremo” di Guccini…

EVIDENZE

lo si evince dalle nevi
appoggiate agli ottomila
dove asseta la sete
e si recide la radice

il cappello caliamo sugli occhi
come per un sole ad estrema fusione

lo si osserva nei vitrei cassetti
dove risiede il tesoro si fermenta
e dai vulcani di mare si ausculta
lo scricchiolio della morte

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