No, non sono sparito in mare, tra le burrasche che assediano la primavera zoppicante; e neanche mi sono smontato come un manichino da crash test al momento cruciale; e neanche sono state le formiche a ridurmi la testa in truciolame da pronto pasto. No, è soltanto che vi assicuro tutto è estremamente difficile per me: sbucciare una mela, guardare oltre il parabrezza, chiedere aiuto, riparare una falla. E ancora non ho imparato i segnali delle mani che spesso ci sostituiscono e soppiantano ogni imbarazzo, il che mi solleverebbe molto il diaframma e mi appianerebbe i lineamenti. Ma quando l’ossigeno è scarso, si fa una fatica lancinante ad articolare i gesti, a disegnare anche soltanto una frase, e si vorrebbe una parola di salvataggio che non sgonfi al primo pungolo della tristezza, una felicità antiproiettile.

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