In questi giorni sto permettendo ai ricordi di percorrermi il viso e unire i punti rimasti isolati troppo a lungo per riuscire a tramare maglie resistenti all’incuria progressiva che mina le nostre precarie felicità. Ho scoperto troppi solchi di tempo asettico, bruciato da un livore che soltanto disgrega e nulla restituisce della quiete che in tempi remoti conoscevo e di cui mi cibavo regolarmente. Ora sono giunto a quel gradino della scala su cui soppesare i passi avanzati e calcolare quelli che ancora voglio fare, magari valutando gli orizzonti che la vista esige. Ed ogni scelta e rischio, ed ogni abbraccio ed ogni sogno che compongono i giorni che conservo nella memoria, saranno sicuramente le migliori fondamenta. Ritrovare la forza e la tenerezza, riconoscendo oggetti e voci che davvero vivificano e non risucchiano. Un imperativo che neutralizza tutti gli altri, perché unico autentico e gratificante. Unica pulsazione che riempie le arterie.

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