L’inverno troppo freddo, le influenze di astri dispettosi, la stanchezza e l’esasperazione, un raschio di sottofondo ai giorni: troppi elementi si sono combinati tenendomi lontano dalla Tribù cui mi riconduco con piacere in una serata davvero stimolante. Il tema, “Migrazioni”, ha scatenato reazioni a catena che, dal viaggio che ognuno di noi è costretto a compiere riportandone tuttavia esperienze che comporranno l’ossatura della soddisfazione di sé, ci ha portato a delineare modi altri di interpretazione del tempo, da orizzontale, con uno scopo e dei sacrifici da accettare per poter avanzare, a verticale, con un accumulo che non esclude nulla dal bagaglio, che contemporaneamente ci identifica in più facce, in più rivelazioni che escludono il tempo, poiché esiste soltanto il viaggio, eterno come nel tempo del Serpente Arcobaleno degli aborigeni australiani, senza meta apparente, se non noi stessi.

l’altitudine ci traccia in verde e sabbia
un’ombra di bianco a confine
dove si scrive la cifra con grafia
di madri e cortili

nei piedi la piena delle piaghe
accese dai sentieri divorati
qualora sul vento non si resista
di sosta non ci nutriamo
ma d’amore che morde
fino allo strapiombo

Annunci