Sono annullato, dietro le pupille esiste solo l’intermittenza della banalità. Sono di fronte al destino di dati che schiacciano la profondità, sono dati di altri, un abbeveramento decantato, ormai solo refluo, poche proteine, nullo appagamento. Se chini un momento le spalle e afflosci su se stesso, non senti più che cellule, e sotto niente tensione, niente convinzione ossea, niente di niente. I dati scorrono, si sostituiscono come le facce che emergono dalla luce di fuori, dove tu non ti avventuri, dove i muri non ti appartengono e chiedi scusa della tua presenza. I dati aderiscono tra loro e quindi si muovono, arretrano e poi esplodono tra le mie mani, dove non trovano sedativi o custodie contenitive. Provo a staccare le mani, ad isolarmi dal frastuono, avvolgo le braccia alle faccende lontane dai dati, ma poi mi manca l’affidabilità e rispondo sì alla voce che stride dietro quell’angolo della stanza. Sono qui con la materia instabile, irresoluto se ingoiare a fare scudo con le mie interiora, o lanciare più fuori orbita che posso. Davanti ai dati sto decidendo.

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