Sono fermo sul ciglio della stanchezza e guardo le teste chine dei miei studenti, chiaramente intenti a sbirciare il compito al di là del gomito, fingendo di spulciare la memoria e di edificare nella loro mente una regola grammaticale che esisterà, forse, soltanto per loro. Li guardo, osservo le sommità dei loro pensieri e mi chiedo se lasciarmi prosciugare dal calore che per loro quotidianamente emano, dall’amore che secerno per i loro occhi talvolta eccessivamente saturi di novità. Sto dilapidando senza contenermi, all’osso voglio ridurmi, calando di peso e di opacità, schiarendomi fino a traspirare come quella ragnatela avvinta all’angolo della finestra: poco riflette oggi che fuori fa scuro, ma se domani il sole schioderà le barriere, brillerò di orgoglio e nulla sarà la fatica, nullo il sibilo della caldaia al limite.

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