C’è qua dentro un graffio che lancina occhi e mani. La muffa si sente anche se non riesco a vederla. Sono inciampato ed ho creato un vuoto nel passato che ormai neanche ricordo. Chiudo e apro ritmicamente le palpebre, assaporando la fiamma che mi si spande caustica sui globi oculari. Lassù si percepisce un’ombra scomoda, un pensile che forse oscilla, forse no, ma si direbbe che dell’aria si muova a rischiarare l’oscurità. I polsi ancora si dibattono contro l’acciaio, un metallo arcigno, che non ammette repliche, e non faccio che ferire ogni speranza.

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