Evidentemente apparteniamo ad un’altra estetica, ad un’altra etica, e a volte le due coincidono. L’estetica del sacrificio, della bella morte, dell’autoimmolamento per una causa universalmente più importante di noi, per un umanesimo che non è sradicabile dalla nostra indole più profonda. E questo non me l’ha ricordato la società, la politica, la cultura, il dibattito tra le persone, che consolida progressivamente ed inesorabilmente i toni dell’oltranzismo di curva. Piuttosto è stato questo:

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Una favola tenera e netta al tempo stesso nel negare ogni forma di violenza bellica nel nome della sopravvivenza di un’umanità cieca fino all’implosione. A volte ricordare l’innocenza dei bambini sanerebbe le lacerazioni degli adulti.