Stando qui dove il sole ha dimenticato di comparire, l’ombra ha il rancido di un respiro già inalato, e le scorie perdono ogni lineamento e le persone che scivolano sullo sfondo hanno tinte spente, quasi un ossido da grattare via con fastidio. Qui le ore hanno una cadenza autoritaria, esigono parole e parole, a volta anche soffi e cadenze, altre un singhiozzo che vorrebbe somigliare a sorriso ma senza possederne la curva. Qui la rabbia si schianta a terra senza scampo alla saturazione delle vie d’uscita, ed il velame che fa sudare alberi e motori panneggia le occhiate torride lungo l’anno che già impegna la curva, dolente, in caduta inesorabile.

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