L’odio che si può giungere a provare per se stessi quando si abbassa il tono per stanchezza, forse vigliaccheria, ma neanche questo: perché si sente nel fondo dello stomaco la paura di perdere ciò che è stato conquistato. Una fiacca che pervade ogni fibra che si crede inerme e la disperazione muta di essere traditi dal proprio cuore che proprio in quel passo doveva dimenticare un battito. E quando l’urlo scorre via, resta soltanto la rabbia smunta di essersi rassegnati e aver creduto male, di non aver tenuto la guardia alta quando era essenziale, e non sarebbero state minori le forze rispetto all’avversario che ora rimbalza tronfio sui garretti e ripone in tasca la vittoria che gli hai consegnato.

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