Mi sto facendo affascinare e avvolgere dalla semplicità, dal nitore e dalla cristallina, bonaria ironia di Amos Oz, che dipana i gesti consueti e ripetuti con caparbia continuità donando loro un’aura di fondazione primordiale, di avvio di un’esistenza votata alla scrittura. Ed è il fondamento della scrittura il tema che collega ogni evento, ogni immagine narrati in “Una storia di amore e di tenebra”, in cui si teorizza la scaturigine della narrazione ed il rapporto stretto con le viscere di chi legge oltre che di chi scrive.

“Il cattivo lettore pretende da me che speli per lui il libro che ho scritto. Esige che io con le mie mani getti nella spazzatura i miei acini, e offra a lui solo i semi”.

Amos Oz

Amos Oz

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