Sono sempre stato lì dove la vita mi ha schiaffeggiato e si è voltata segnandomi gli occhi, accecandomi le parole, proprio dove si è disconnesso l’abbraccio che mi comprometteva con la vita. Io dal canto mio non ho trovato più la benché minima briciola di traccia che mi permettesse di sgusciare dall’angolo cieco dove si fanno inerti tutti i tentativi, tutti gli slanci, e lì mi sono sdraiato confidando nella puntualità dei corvi, nella maestria degli anni a spolparti la speranza. Fin quando una melodia non mi ha detto che i corvi erano soltanto una serigrafia di frettolosa fattura, incapaci di beccare alcunché, e mi è stato ordinato di schiantare i ceppi, di diluire i lacci, e mi sembrava di poterci credere, e ci ho creduto, e ci credo, e ci crederò, e ci crederai, e ci crescerai insieme a me, e ameremo crescerci, e ci criticheremo, e ci cresimeremo nell’olio che screma dal nostro cuore, e…

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