A volte la fama precede e condiziona una scelta di lettura, sebbene le premesse non corrispondano poi alla soddisfazione finale. Stavolta non so se per difetti intrinsechi al libro o per una imperfetta consonanza tra lettore e gusto dello scrittore. Mi spiego meglio.
Ho sempre letto e sentito parlare molto bene delle opere di Arto Paasilinna, gloria della letteratura contemporanea finlandese, e, un po’ per caso, mi sono ritrovato a prendere il romanzo, dal titolo molto fraintendibile in Italia, “Le dieci donne del cavaliere” (ma il nostro ne ha avute e ne ha molte di più). Dove il centro della narrazione è Rauno Rämekorpi, ruspante metallurgico nato nelle dure lande lapponi, che, al culmine del successo e della ricchezza, festeggia il suo sessantesimo genetliaco impegnandosi in un tour sessuale attraverso la capitale Helsinki che lo porterà a casa delle sue amanti e che gli riserverà non pochi sussulti e sorprese. Sorprese più o meno piacevoli che lo indurranno addirittura a trasformarsi in Babbo Natale per portare doni alle sue dieci donne, le quali però non saranno più così (o non più così tanto) compiacenti come nella prima scorribanda.
La storia si muove per la città a bordo di un taxi e con la compagnia compiacente e a volte risolutiva dell’intraprendente tassista Seppo Sorjonen. Ed è davvero uno strano on the road di un totale antieroe, borioso e collerico, antipatico ma capace talvolta di strappare un sorriso per la sua moralità all’antica stemperata però dal ripetuto adulterio. Rauno ci infastidisce con il suo atteggiamento manipolatorio nei confronti delle donne, strumenti utili per il soddisfacimento del proprio esplosivo appetito sessuale, ma poi ci rappacifichiamo con lui quando vediamo che le donne stesse accettano di buon grado la sua passionalità e, pur tramando alle spalle del cavaliere, dimostrano di non essere quelle povere vittime che il femminismo sbandiera ad ogni occasione.
Anzi, viene più volte da sorridere dinanzi all’ardore silvano e alle bravate funamboliche di questo uomo di una certa età che sente il bisogno di fare lo spaccone per dimostrare a se stesso di essere ancora vigoroso, e vedendo che le sue donne alla fine non fanno che rimproverarlo senza volerlo davvero correggere. Per tutte Rämekorpi ha un dono, un gesto, un’attenzione che addolcisce ogni risentimento.
Ma al di là delle critiche ai temi e al modo di delineare i personaggi, spesso sciattamente unidimensionali, quel che mi ha lasciato abbastanza indifferente è stata la quasi totale assenza di scene davvero divertenti, rimanendo spesso la narrazione al livello di un buon pecoreccio italico anni Settanta, senza un esito veramente esilarante. Ma forse perché ormai una situazione come quella ci appare più mesta e squallida che umoristica (tuttavia credo di avere io problemi nel comprendere l’humour finnico), e magari la realtà contemporanea ha di gran lunga sorpassato la fantasia di Paasilinna (il libro va in stampa in Finlandia nel 2001, e allora Berlusconi non era ancora molto noto per le sue cene eleganti, mentre Iperborea lo pubblica in Italia nel 2011, con un ammiccamento impossibile da non notare).
Altro aspetto che non mi ha entusiasmato è l’eccessiva farcitura dell’azione con intermezzi declamatori di Rauno e delle sue donne riguardo gli argomenti più disparati, dalla storia della Finlandia alle ricerche archeologiche delle spoglie mortali di Gesù, dalla cronaca della decadenza del comunismo sovietico alle abitudini frugali delle popolazioni nordiche primitive: certo, pause didascaliche che non giovano certo al ritmo già non così tumultuoso del racconto.
Tutto in un’atmosfera troppo astratta che non riesce a modellarci davanti agli occhi nessuno dei personaggi, confinandoli nel ruolo di esemplificazioni poco attraenti di archetipi (questo vale soprattutto per le figure femminili: la donna in carriera, la ragazza madre, la mondana, il vecchio amore mai del tutto dimenticato, e via dicendo).
Ovviamente, resta una riserva per una lettura più approfondita degli altri romanzi (di cui uno ha un titolo sicuramente attraente: “Il migliore amico dell’orso”, riferito all’uomo), sperando che le buone premesse possano in qualche modo farsi realtà.

Arto Paasilinna - Le dieci donne del cavaliere

Arto Paasilinna – Le dieci donne del cavaliere

Annunci