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stavo fermo e dritto a considerare, chiedendomene la sufficienza, ed ho visto naufragare le estati e le cortecce di castagno, ed ho toccato dove la linfa indurisce e ne ho pianto, e poi ho morso il tempo delle decisioni ed è fuggito perché imploravo di sostare almeno a bere un po’, e come se non fosse colmo l’oceano ha preso a lamentarsi e ne fluivano ossa e bagliori di albe consumate, come quando dicono finisce l’arco delle ere e noi siamo solo un mattone che sforza ma sostiene, e poi le serrature sono scattate ed io ero di nuovo qui, già qui, ormai al mio posto, nudo di giustificazioni e ai confini della trachea, e mi sono fissato nell’altro dello specchio e ho chiesto ancora e solo gli alberi hanno risposto

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