non più scherma politica, dal fondo della giovinezza, quando tritavo rivoluzioni sotto le palpebre e infiammavo per dissodare gli spazi a fendenti di volantini. era un’alba che sventolasse le nubi, un orizzonte progettato ma infine stemperato nelle cucine quotidiane, tra le ricette di sopravvivenza. ora abbaglia lo scioglimento delle fortezze e me ne chiedo conto come colpevole, prima che altri mi schiaccino alla storia con altre facce tatuate dal peccato. m’incido consapevole il documento del dolore.

Advertisements