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tutta l’euforia di respirare e contare le modifiche ai silenzi, poi collassare nelle profondità degli agi e credersi splendori che tuttavia suonano contraffatti, poi decellera definitivamente contro un argine invisibile, inauspicato e, sinceramente, neanche formulato, poi la materia si stringe e tu sfili l’angolo come un appuntamento che non ricordavi ed io guardo e annoto e le mani sanno da sole dove fermarsi per piangere, affinché non sia insufficiente la pietà dimostrata, non sia una frustata in piana pancia ad addolorarti, addolorarci, farci snellire nel fragore del soffrire.

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