la patina del respiro dove hai lasciato impronta di voce e forse un sussurro di dita, in quella pellicola di giorni tuffati dall’alto e forte schiacciati di naso tra i nuotanti, tra chi espelle pesi a palate a meglio galleggiare, dentro tra le molecole che si leccano le schiene e legano in società occultate fino ad annebbiarti le serate, lì ho premuto una falange e poi un’altra e poi il palmo intero per scrivere la memoria della pelle e scattare un’istantanea a spedirmi nel per sempre.

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