Riprendiamo la serie delle degustazioni sospesa prima dell’estate con una delle ultime letture poetiche, “Per un secondo o un secolo” di Maurizio Cucchi, affermatissimo poeta milanese, uscito dieci anni fa e capitato tra le mani a fine agosto che implorava abbandonato da una bancarella dell’usato. Un volume composito, forse rilegato dal sentimento del tempo che sfuma e degli incontri che ricamano questa inesorabile dispersione di momenti minuti ma preziosissimi. Ne risulta un andamento discontinuo, con passaggi che sanno d’annacquato, di levità di posa, a volte addirittura con nuances di bohème vagamente anacronistiche. Tuttavia, alcuni sprazzi, dei gruppetti di versi accendono l’attenzione, specialmente quando si fa palpabile la consapevolezza nel lettore che l’immagine tratteggiata è seriamente connessa ad una commozione totalmente realistica, ad un’amicizia sincera rispetto ai luoghi e agli umani che la voce poetante incontra.

“Mauro aveva ancora
la sua faccia tirata,
la pelle liscia e il corpo stagno
dell’atleta. Fosse in tuta
o in pigiama d’ospedale
mi ha indicato, al muro, un atlante
colorato. Pensavo che le cavità
fossero immensa
vacuità viscosa
e invece sono spugna o massa
polposa. Eppure tutto
così mirabile e perfetto,
sulla struttura fortemente vertebrata,
ma non di meno cruento, compresso
nella sua economia in crescita
vertiginosa, esponenziale.”

Maurizio Cucchi - Per un secondo o un secolo

Maurizio Cucchi – Per un secondo o un secolo

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