A volte ci capita di scontrarci con libri di cui non abbiamo un’idea chiara ma che, per il nome dell’autore, stuzzicano la nostra curiosità e li prendiamo in mano fiduciosi, aspettandoci di venire appagati nella lettura. Questo mi è successo acquistando e leggendo “Ora o mai più” di Nadine Gordimer, nota scrittrice sudafricana premio Nobel nel 1991. Ma, incidente di percorso non molto raro, le aspettative che mi ero creato non sono state affatto confermate, anzi, mi sono trovato dinanzi ad un muro che, alla fine ho scalato ma con enorme difficoltà.
La storia narrata è lo specchio del nuovo Sudafrica post-apartheid visto con gli occhi ed attraverso i gesti quotidiani di una coppia progressista, Steve e Jabu, espressione visibile e tangibile dei progressi della Nazione, un bianco ed una nera che condivisero la Lotta e che, nelle oltre quattrocento pagine del romanzo, costruiranno un’ipotesi di vita normale in un Paese che muove i primi passi nella democrazia e nella parità delle razze. Questa loro unione sarà all’insegna del confronto aperto e della lealtà, come hanno imparato a comportarsi nel periodo di clandestinità durante la lotta all’oppressione, restando legati a coloro che erano stati compagni di cammino e di riflessione sui mutamenti che vedevano concretizzarsi intorno a loro.
Steve e Jabu, Peter, Jake e gli altri “reduci” tuttavia si trovano ad essere spettatori di un processo che non condividono appieno, ormai inseriti in un contesto sociale non più combattente, in cui devono adeguarsi ad affrontare le scelte di tutti i giorni, spesso trovandosi a disagio tra le costrizioni di una vita nazionale molto meno edenica di quanto si fosse sperato alla liberazione di Mandela. I successori di questa figura mitica della politica nera, come Zuma, incriminato per corruzione e violenza sessuale, non faranno altro che suscitare disgusto ed infine un desiderio insopprimibile di fuggire (più che altro dalla propria delusione).
I temi analizzati nel libro sono davvero fondamentali per capire la realtà di uno dei Paesi affacciatisi al ventunesimo secolo tra le nuove potenze economiche mondiali ma che tuttavia conserva molti punti oscuri e molti contrasti interni, ma quello che non convince è la forma narrativa. Mi ha stupito la cadenza cantilenante del racconto, con refrains che tornano continuamente ad inciampo della lettura quando invece volevamo probabilmente dare un tono vagamente epico ad una storia che dovrebbe essere esemplare ma che rischia di diventare noiosa, monotona e piatta. Lo sguardo della scrittrice è ossessivamente presente, quasi che non volesse, con atteggiamento materno, lasciar camminare da soli i personaggi che, con l’eccezione dei due protagonisti, restano sempre defilati sullo sfondo, figurine senza consistenza che incorniciano e delimitano il mondo chiuso di Jabu e Steve. Un libro con molto cervello, con una forte passione politica, con molta animosità ma anche poca anima. Ovviamente non una lettura inutile, grazie al suo sguardo antropologico, ma ben poco riuscito nel suo complesso, confidando nelle prossime letture della Gordimer.

Nadine Gordimer - Ora o mai più

Nadine Gordimer – Ora o mai più

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