Gli occhi hanno camminato su una sconnessa massicciata di tetti, tuffandosi poi nel tramonto, dimenticate le croste di chi dice di diffidare e che merita maggior guardia; dimenticata l’ostentazione delle furbizie, nella fuga di un frullo di sguardi, di parole accavallate, di evoluzioni di dita studiati in esiguo movimento. Il tuffo nel rosso graffiante della successione di golfi che strappano un inceppo del sangue è una partitura che si apre con naturalezza dal borgo fortificato, pronto a strenua offesa del turista a mascella all’ingiù e fronte all’opposto, ignaro della sorte dei suoi soldi. Anche stasera una corsa da un marciapiede all’altro in cerca di una gioia pulsante che finora è rimasta nella tana, forse domani con maggiore costanza, nelle budella della città, troveremo il vero umore.

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