Tag

, , , ,

Iniziamo qui una piccola serie di assaggi della scrittura in versi che si viene sviluppando intorno a Macerata, tra amici con cui condivido il tragitto e che credono nel lavoro assiduo e tenace sulla poesia e nella ricerca seria e senza clamori d’élite di un nuovo tratto espressivo, non univoco certo ma che mostri comunque una comunità d’intento e d’esito. Da qui l’idea del titolo.
Questo primo capitolo è dedicato a Simone Romagnoli ed ai suoi testi sempre notevolmente spiazzanti, per la loro capacità dinamitarda di leggere lo strato profondo del reale e scardinarne le prospettive, segnando con sentenze icastiche una riconoscibile e chiara visione della poesia come osservatrice e contestatrice allo stesso tempo.

COORDINATE
Appena sopra agli zigomi
si srotola la mappa di una giornata,
isole viola piantagioni di caffè e di riposi,
è il sudore l’oro che ci portiamo.
Stiamo tornando sul fischiettare di un panettiere.

L’EPICA ONDA
Sbuffa la vela delle gote
l’albero maestro adesso è solo albero,
ci guardiamo con la banalità delle scialuppe,
si narrerà poco e niente di questo mare
non sapeva leggere l’equipaggio.

MISTICO VERDE
Stato di grazia e di parziale vegetazione,
l’orto e il santo,
la canna e la stimmate.
Lascio la lumaca all’incompleto guscio,
non è per la lumaca che l’orto è lento.
L’orto ha soltanto il suo tempo,
zappare fino a sera,
fino ad’ogni colpo sentirsi sotto terra.
La terra copre e scopre
con la stessa efficacia delle nuvole,
ho un’amico che ha la testa
sempre fra le verdure,
ha raccolto un santo a zappare fino a sera,
si è sentito ad ogni colpo sotto terra.

Annunci